
Novità al Lingotto, non tutte incoraggiate dal mercato però, visto che il titolo Fiat in mattinata perde circa lo 0,27%. In gioco c’è il rapporto con Mediobanca, di cui la stessa Fiat possiede una quota dell’1,76%, pari a circa 218 milioni di euro al prezzo di apertura di oggi.
Un disimpegno da questa porzione della banca d’affari meneghina potrebbe derivare da una vendita di questa quota alla stessa banca in cambio di quel 34% di Ferrari che nel 2002 Fiat stessa impegnò per una somma di 775 milioni di euro. L’operazione farebbe uscire Fiat dal patto di sindacato milanese, ma attualmente Piergaetano Marchetti, che del patto è presidente, non sembra intenzionato a percorrere questa strada. Marchionne, se verrà definitivamente bocciato il suo piano, come oggi sostiene il Messaggero, dovrà trovare in altro modo la liquidità necessaria a far fronte ai debiti con Piazzetta Cuccia. Il tempo massimo sarebbe stato prolungato recentemente di altri 90 giorni.
Intanto lo stesso Sergio Marchionne, ha appena palesato l’intenzione di ricomprare il 51% di Fidis, la società che gestisce le attività finanziarie di Fiat Auto. L’obiettivo è quello di creare una società unica da mettere nelle mani di un unico partner. Dalla futura gara sembra però che siano escluse le banche nostrane. In lizza ci sarebbero, invece, quattro istituti stranieri fra cui Crédit Agricole, Bnp Paribas e Société Générale.
L’impressione che abbiamo è che questa serie di manovre, non più industriali ma finanziarie di Marchionne dimostrino una maggiore volontà di indipendenza dalle banche creditrici italiane. I conti messi in regola danno coraggio in tal senso, anche se l’esposizione del Lingotto verso le banche e la loro attuale forte presenza nel gruppo sicuramente spingerà il management torinese a una certa cautela.
raffo
07 giu 2006 - 16:53 - #1al di la’ della cautela mi pare che il rapporto tradizionale tra le banche e la Fiat si sia spezzato gia’ con la conversione del prestito convertendo.
Il “new deal” è stato salutato da due emissioni obbligazionarie compiute quando sembrava che Fiat non avesse immediato bisogno di liquidita’.
Cio’ significa che la “gestione Marchionne” come e’ giusto che sia prevede un rapporto molto piu’ stretto con il mercato e sempre meno soggetto alla “politica” delle banche.
Come non esserne felici?
In quanto alla scelta di riacquistare Ferrari , si potrebbe dire che è davvero una scelta strategica, dettata da motivazioni di lungo periodo, e non da urgenza di Mediobanca.
La mancata partecipazione delle banche Italiane all’asta per Fidis è la dimostrazione di questo nuovo corso.
ontheroad
07 giu 2006 - 17:19 - #2Mi pare anche che di attriti fra le banche sulla questione Fiat se ne siano visti parecchi, basta guardare agli atteggiamenti di San Paolo o Unicredit. Poi c’è anche da aggiungere che la “fiducia” delle banche va col titolo: mentre saliva gli stessi istituti che prima se ne volevano andare erano lì a fare i complimenti a Marchionne e a parlare di “ottimo investimento”. Tutto questo l’ad torinese lo sa, ma non mi sembra che voglia in alcun modo rinunciare alle “protezioni politiche” che la famiglia Agnelli e suoi alleati possono garantire al gruppo. Livelli diversi e un certo sfondo di ambiguità secondo me rimangono.