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Rcs, tutti in fila per il patto, ma qualcuno sgomita

Pubblicato: 09 giu 2006 da Ferry Boat

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Quanto piace il Corriere. Il giornale di via Solferino che va in edicola dal 1876 tiene sempre banco nelle conversazioni dei finanzieri. Le recenti nuove per i distratti riguardano lo shopping dei Benetton e dei Toti acquirenti di una parte del pacchetto che Bpi aveva ricevuto in pegno da Ricucci. Così, mentre qualcuno sostiene che i giornali sono diventati in Italia uno dei poteri forti (espressione risibile quanto abusata lo ammettiamo), intorno al patto di sindacato di Rcs tutti si contano. Si sa i granitici accordi sono sopravvissuti agli assalti della scorsa estate, ciascuno si tiene stretto le sue azioni (fossero anche una quota dell’1%), così in totale il patto sindacale guidato da Mediobanca vincola più del 63% del capitale e, viste le accese lotte intorno al titolo, anche fuori dagli accordi parasociali non rimane molto per il mercato, tanto che sono in molti a lamentare un flottante inesistente.

Gli osservatori, dopo i recenti acquisti dei Toti avevano sostenuto che questa famiglia sarebbe entrata nel patto di sindacato a breve, ma su questo punto le notizie sono ancora contrastanti in quanto anche Gianpiero Pesenti ieri avrebbe smentito ogni voce in proposito con un secco «Non c’è nessuno che mi ha chiesto di poter entrare nel patto». Solo un rinvio?

La contesa intorno a questo salotto buono della politica e della finanza nostrana è tanto accesa che molti si fanno i conti anche su altri scenari solo apparentemente distanti da questa partita. In particolare ci riferiamo alle voci ricorrenti di fusione fra Capitalia e Intesa. Diversi azionisti, secondo la stampa, guarderebbero di cattivo occhio le contrastate nozze bancarie perché esse finirebbero per accrescere il potere di Bazoli anche dentro il patto Rcs. Se, infatti, il matrimonio venisse celebrato, al 4,79% del capitale in mano a Bazoli tramite Intesa si dovrebbe aggiungere quel 2% circa nel portafoglio di Capitalia. Nanni Bazoli a questo punto arriverebbe a controllare una quota vicina al 7% di Rcs diventando quindi, dentro il patto, il terzo azionista dopo Mediobanca e Fiat. Un’ipotesi assolutamente ingrata a molti azionisti di via Solferino, che si vedrebbero così scavalcati.

Per chi vuole un pettegolezzo aggiungiamo che secondo Dagospia i frequenti colloqui fra Paolo Mieli, direttore del Corrierone, e Marco Tronchetti Provera, membro del patto tramite Pirelli (4,8% circa di Rcs), riguarderebbero anche le possibili sinergie fra il gruppo editoriale Rcs e La7, la tv nazionale in mano allo stesso Tronchetti Provera tramite Telecom. Il pettegolezzo si spinge fino all’ipotesi di una vendita di La7 al gruppo editoriale. Registriamo così che, dopo le voci di un interesse dei concorrenti del gruppo L’Espresso, ora si parla pure di Rcs. A quanto pare tutti vogliono in portafoglio il tg di Ferrara.

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1 commento

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  • gatto silvestro

    09 giu 2006 - 14:42 - #1
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    Romiti invece se ne vuole andare, anche se di conferme non ce n’è.
    (Adnkronos)- ”Attendo la risposta dei membri del patto. Aspetto che mi dicano cosa vogliono fare”. Ad affermarlo in merito all’1% circa in mano a Gemina e’ Giampiero Pesenti, presidente del patto Rcs, a margine della cerimonia di premiazione della quarta edizione della Sodalitas Social Award, oggi a Milano.
    Per il presidente di Italcementi, ”non posso dirvi niente, credo che i tempi siano comunque abbastanza brevi” ma ”al momento non ci sono incontri programmati”. Quanto invece alle voci di un disimpegno della Fiat da Rcs, ”credo che il disimpegno di Fiat non sia all’ordine del giorno”.