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Le borse scendono ma non è il momento di scappare. Telecom, Capitalia, Generali e MPS i temi caldi

Pubblicato: 14 giu 2006 da AleOne

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Le borse scendono, e questo è un fenomeno sotto gli occhi di tutti. Anche le motivazioni appaiono ormai abbastanza chiare: i mercati non si fidano delle prospettive a medio termine, temono che il probabile nuovo rialzo dei tassi comporti un rallentamento della crescita economica e quindi un calo degli utili societari e si mettono ai ripari. L’entità delle posizioni al rialzo costruite in tre anni di uptrend ovviamente comporta un aumento della volatilità al ribasso quando i prezzi scendono, il che spiega movimenti come quello dell’indice Nikkei in apertura di ottava, che in una sola seduta ha lasciato sul terreno il 4,14%.

L’era del denaro facile, del “carry trade”, del mare di liquidità potrebbe essere al termine, e se le banche centrali decidessero, come sembra abbiano fatto da qualche mese (e di concerto) di stringere i cordoni della borsa, allora gli aggiustamenti sui mercati potrebbero essere non ancora terminati. Resta il fatto che chi si disimpegna dalle borse, se ha comprato bene, cioè se è entrato al rialzo almeno un anno fa, si trova ancora con dei guadagni rilevanti, e con tanta liquidità in tasca. E’ vero che rimanere parcheggiati a breve rende abbastanza (salgono i tassi sui mutui ed i finanziamenti ma crescono anche i tassi sui depositi, sui conti correnti, sui depositi a risparmio, sui certificati di deposito e sulle obbligazioni, che nello scorso mese hanno registrato in Italia un aumento della raccolta dell’8,8% contro l’8,61% del marzo 2006 raggiungendo quota 1138,5 miliardi di euro), ma è anche vero che chi ha degli ingenti capitali da investire difficilmente non si farà tentare dall’idea di sfruttare questo ribasso per comprare.

E non è detto che comprare significhi solo mettersi titoli in portafoglio: a dare retta alle voci che circolano sono molte le operazioni di intervento diretto sul capitale delle società che potrebbero realizzarsi nei prossimi mesi.

In Italia si sta riaprendo il filone Berlusconi - Telecom, che vorrebbe l’ex premier interessato ad una scalata alla società guidata da Tronchetti. Rimane alto l’interesse anche sulla fusione/integrazione tra Banca Intesa e Capitalia (più volte smentita, negata e dismessa come voce priva di fondamento dagli interessati, ma forse proprio per questo ritenuta probabile dal mercato), e si immagina che Banca Intesa possa anche andare a nozze con Generali. Del resto lo stesso Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo (azionista di Intesa con il 9,2%), pochi giorni fa dichiarava “Che sia necessario fare ulteriori aggregazioni all’interno del sistema bancario è ovvio e che Banca Intesa debba, e possa, fare delle aggregazioni per raggiungere ulteriori livelli è nelle cose che stanno avanti a noi”. L’operazione “CapIntesa” spariglierebbe in modo significativo le carte sui tavoli del capitalismo italiano: Capitalia detiene il 3,2% in Generali e l’8,4% in Mediobanca, che a sua ha in portafoglio il 13,6% di Generali. Ma Capitalia ha anche il 2,1% di Rcs, della quale Intesa detiene il 4,8%. Questo blocco potrebbe preoccupare Unicredit (che ha il 3,6% di Generali ed il 7,7% di Mediobanca), che potrebbe cercare di stringere un’alleanza con Capitalia per aiutarla a preservare la sua indipendenza, favorendone magari una successiva fusione con Antonveneta (posseduta da Abn Amro, che ad ottobre dovrà decidere se salire al 9% in Capitalia o uscire dall’affare).

Rimanendo sul fronte delle banche c’è poi da includere la possibile/probabile/auspicabile fusione tra San Paolo Imi e Monte Paschi, due banche che hanno entrambe un vertice considerato politicamente vicino alla sinistra. In questa operazione non sarebbe necessariamente il più grande (San Paolo) ad integrare il più piccolo (MPS): l’azionariato di San Paolo è molto diffuso ed alla fine potrebbe quindi essere il Monte che si compra la banca torinese, con soddisfazione dei senesi, per i quali “il babbo Monte”, come lo chiamano, è una specie di bandiera. Insomma, di carne al fuoco ce ne è tanta, e sarebbe un peccato non seguire la Borsa in questa fase, solo perchè i listini stanno mettendo a segno una correzione.

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