Lo scenario delineato è inquietante, la notizia l’abbiamo letta stamattina su un taglio basso del Sole 24 ore in prima pagina. In effetti è proprio vero: l’Authority avrebbe concluso un’indagine che coinvolge Eni (tramite Agip), Esso (gruppo Exon Mobil), Kuwait, Shell, Tamoil e Total e alcune società da loro in varie percentuali controllate. L’accusa è quella di aver manipolato il mercato dei rifornimenti per aerei nei principali aeroporti italiani, ossia Malpensa, Linate e Fiumicino. Ci sarebbe stato, insomma, un cartello, ossia uno di quegli accordi sottobanco che tengono alti i prezzi.
La multa prevista sarebbe, secondo quando riportato dall’articolo di Marigia Mangano fra i 100 e i 150 mila euro. Bruscolini per le big del petrolio mondiale, che potrebbero però danneggiare la loro immagine e che, forse, potrebbero riportare chiarezza in un settore nel quale il nostro Paese non ha certo bisogno di complicazioni. Vedasi caso Alitalia, vedasi risiko aeroportuale.
Per quanto riguarda l’Eni ricordiamo che l’Antitrust è recentemente intervenuta comminando una multa da 290 milioni di euro contro la quale la società ha fatto ricorso al Tar. Il Cane a sei zampe non sembra quasi mai reagire in borsa a queste sanzioni anche perché raramente esse vanno a segno o intaccano i conti del colosso. Oggi Eni segna a Piazza Affari un rialzo dello 0,86%. D’altronde forse è solo una questione di provincia.