Altre due vittime dell’Orso. Value Partners e Api tirano il freno a mano e decidono di aspettare tempi migliori per sbarcare a Piazza Affari. In effetti non sono i soli, leggiamo oggi sul quotidiano Finanza & Mercati che, solo nelle ultime due settimane, in Europa sono state cancellate sei Ipo, quattro sono state rinviate e altre sei hanno deciso di procedere, ma con un’offerta a prezzi minori. Insomma il peso delle perdite delle borse si sente e anche in casa nostra dopo i rinvii già segnalati di Italtel e altri qualcuno tira due conti e preferisce posticipare per non pagare dazio sui mercati.
Non siamo stati sempre entusiasti delle recenti quotazioni e il fatto che i sottoscrittori delle azioni destinate al collocamento ora chiedano uno sconto non ci sembra poi tanto illogico. Né illogica appare la conseguente decisione di non “svendersi”. Tuttavia è da evidenziare che, in entrambi casi di Value Partners e Api, una iniezione di liquidi avrebbe fatto bene ai conti delle società che, avendo un rapporto fra debito finanziario netto e patrimonio netto maggiore di 1,5, e non palesano uno stato patrimoniale per così dire brillante. Nel caso di Value Partners evidenziamo però che i dati del conto economico sembrano positivi, anche se la dipendenza da Telecom appare un po’ eccessiva (circa il 56% dei ricavi dipende dalla società di Tronchetti Provera). Non troppo dissimili i dati di Api che ha pure presentato un conto economico da record, ma che sconta un rapporto debito finanziario patrimonio netto superiore a 2 (al 31 dicembre 2005 si parla di un debito di 887 milioni contro un patrimonio netto di 382 milioni).
Insomma forse non è tempo di racimolare soldi a Piazza Affari, anche perché, con l’andazzo che tira, gli investitori tirano un po’ la corda e si rischia di non fare l’affare che si credeva.