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Prodi&Putin, novità di Russia? Per Eni e Finmeccanica ancora vaghe promesse

Pubblicato: 21 giu 2006 da Ferry Boat

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Sembra quasi un rendez-vous. Curioso ma i nuovi accordi e la ritrovata amicizia fra la Russia e l’Italia avvantaggiano due società, Eni e Finmeccanica che di fatto perdono in borsa dallo scorso 26 aprile. Praticamente prodi ha dato una spintarella a due società pubbliche che hanno bruciato una parte notevole della propria capitalizzazione di borsa a partire dalla sua salita al vertice del Consiglio dei Ministri. Il capo dell’Esecutivo ha stretto la mano a Putin e gettato sul tavolo delle offerte in parte già previste dalla stampa. Un accordo sull’energia che, oltre ai sorrisoni, appare ancora un po’ vago e si presenta in questi termini. Voi avrete accesso alla distribuzione da noi in Italia; noi collaboreremo con voi per lo sfruttamento dei vostri giacimenti e quindi guadagneremo qualcosa dalle vostre risorse naturali. Niente di nuovo sotto il cielo, tanto meno per Eni che già in passato ha prestato la sua tecnologia a Gazprom. Niente di preciso riguardo a quali giacimenti ci saranno messi a disposizione. Insomma si suppone che Gazprom diventerà socio di Italgas, Snam o Enipower; ma non si sa ancora quali progetti, probabilmente artici, si vedranno in terra di Russia.

Interessante anche osservare che, sul gas, il Cane a sei zampe si è sentito tirare le orecchie ancora una volta dall’Autorità dell’Energia che gli ha rimproverato le sue attività negli stoccaggi strategici. Come a dire la tua Stogit, che già lo scorso inverno ha suscitato le nostre ire e i nostri interventi, non va bene. In effetti appare lampante che affidarsi a un operatore per gestire una parte della filiera che dovrebbe essere quanto meno di qualcun altro appare lesivo della concorrenza, anche perché, fondato il sospetto che i gasdotti siano volontariamente troppo piccoli, se aggiungiamo che magari gestisci pure le riserve strategiche, appare chiaro che ti comporti da monopolista. Il termometro della situazione lo tengono i nuovi operatori sul mercato già irritatisi in passato e ora più battaglieri che mai contro il colosso pubblico. A noi di sfuggita sembra una battaglia fra Impero e Comuni ai tempi del Medioevo e non vorremmo che come allora ci perdessero i poveracci più di tutti.

Tornando al prode Professore di Scandiano, la sua campagna di Russia ha portato qualcosa di più concreto (ma meno importante in termini strategici) a un’altra controllata dello Stato italiano: Finmeccanica. Il big guidato da Guarguaglini ha ottenuto l’avvio di una partnership (in realtà già nell’”aria”) con i russi della Sukhoi per costruire dei jet di linea in Russia: un affare che dovrebbe fruttare molto in prospettiva. L’investimento previsto da Finmeccanica, tramite la sua controllata Alenia, dovrebbe essere di circa 200-250 milioni di euro e portare all’acquisto del 25% più un voto del capitale di una joint venture dal nome Scac, il resto rimarrebbe ai russi di Sukhoi. Qui ci si imbatte anche in una novità non da poco: per quest’operazione la Russia dovrebbe cambiare la propria legge che impedisce agli stranieri di avere più del 25% del capitale di una società pubblica. Una rivoluzione per la nazione ex(?)-comunista. Un tale cambiamento potrebbe anche portare qualche novità a Eni, che oggi perde in borsa (come Finmeccanica e gran parte dei listini).

Bisogna, però, evidenziare che alla società di Scaroni è appena stata inflitta dall’Antitrust una multa da 119 milioni per quell’accordo di cartello che abbiamo raccontato la scorsa volta. Le altre major multate sono Esso (66,69 milioni di euro), Shell (53,32+ 3,14 milioni per Shell Iav), Kuwait (46,8 milioni), Tamoil (19,62) e Total (8,6). Eni è la più multata insomma. Tutte ricorreranno probabilmente al Tar del Lazio, anche se, ci dispiace ammetterlo, ma in questo caso tifiamo per lo sceriffo. Forza Catricalà.

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