Ancora incertezze sullo scandalo che sta coinvolgendo le massime istituzioni della politica e della finanza giapponese. Il riassunto delle puntate precedenti vede l’arresto del finanziere d’assalto Yoshiaki Murakami per insider trading nell’acquisto di un grosso pacchetto azionario della radio Nbs. Coinvolto anche il giovane imprenditore Takafumi Horie, già agli arresti per la bancarotta dell’azienda Livedoor. Questi finanzieri finiti dietro le sbarre hanno però importanti legami con Koizumi, l’attuale premier del Sol Levante che sembra avere così perso la sua scommessa su un’alleggerimento competitivo della finanza giapponese. Nei guai anche il suo successore “spirituale”, Shinzo Abe, che dopo un primo appoggio ai raider Horie e Murakami, sembra ora voler prendere le distanze da una vicenda che rischia di bruciare la sua successione a Koizumi che in molti davano già per scontata.
Dalle borse di tutto il mondo si continua a monitorare la vicenda perché il coinvolgimento di Toshihiko Fukui (in foto), governatore della Banca centrale giapponese che ha in passato investito in un fondo gestito dallo stesso Murakami e ha recentemente chiesto scusa al Paese cercando di neutralizzare lo scandalo, rischia di avere un peso nella politica monetaria del Giappone. Così mentre in molti si chiedono se ci sarà a breve un altro rialzo dei tassi, altrettanti si domandano se lo scandalo di quest’ultimo mese non possa avere ripercussioni sull’autonomia della Banca centrale nipponica dalla politica e dalla finanza.