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L'Alitalia è come un calabrone (vola non si sa come)

Pubblicato: 29 giu 2006 da Ferry Boat

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Alitalia vola in borsa, già da qualche settimana il titolo è in fase di riassestamento e anche Deutsche Bank pensa che il fondo si sia toccato e che non si possa che crescere a questo punto, anche se qualche altro intervento sui costi sarebbe necessario.

Intanto la dismissione di alcuni terreni aeroportuali (valiore stimato sui 120 milioni) che era in programma è saltata. L’acquirente, ossia una cordata guidata da Adr, si è tirato indietro e ora Cimoli, come spesso fa, minaccia una causa. Non sappiamo di chi sia la ragione, ma poi non è forse così importante visto che il titolo non sembra aver risentito di questa notizia e la stessa Alitalia ha comunicato di essere già in contatto con altri eventuali acquirenti.

Ad avvantaggiare le quotazioni della compagnia di bandiera sono sicuramente le voci di privatizzazione (leggete cessione) che lo stesso governo ha messo in giro nei giorni scorsi affermando di valutare questa estrema ratio. Ai rumors oggi si è aggiunto anche quello di un interesse della russa Aeroflot, desumibile da un articolo in uscita con l’Espresso di domani.

Da notare che la compagnia russa si è già di recente avvicinata a Sky Team, l’alleanza fra diverse compagnie come Klm e Delta, cui aderiscono anche la stessa Alitalia e soprattutto quella Air France sulla quale sembravano essersi concentrate le scommesse per un acquisto di Alitalia. Sulla compagnia continuano però a pesare ombre scure come eventuali scioperi e l’andamento della stagione estiva: fattori decisivi per il prossimo esercizio che potrebbe portare, secondo la stessa Deutsche Bank, a una perdita di 22 milioni a fine 2006. Certo forse ci piacerebbe volare ad altre quote, ma dopo le perdite d’esercizio da oltre 160 milioni di euro a fine 2005, non sarebbe male perderne quest’anno “solo” 22.

Quanto alla collaborazione con la russa Aeroflot (ammesso che si concretizzi davvero) sarebbe solo l’ultima dopo gli accordi dello scorso incontro fra Prodi e Putin: forse stiamo diventando davvero comunisti

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