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Unicredit, il piano di Profumo non convince il mercato

Pubblicato: 05 lug 2006 da Ferry Boat

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Unicredit perde in borsa dopo l’annuncio del nuovo piano industriale: circa il 2% a metà seduta. La cosa su cui le agenzie e gli analisti sembrano essersi soffermati di più è il fatto che il dividendo, secondo i piano di Profumo, non dovrebbe crescere in linea con l’eps. L’utile per azione dovrebbe crescere del 27%: una performance che non sarà ripetuta dal dividendo per via dell’intenzione di raggiungere un Core Tier Ratio I del 6,8% nel 2008.

Sicuramente una certa attenzione merita anche l’aumento dei costi del 3% nonostante i guadagni da 3,5 miliardi di euro dovuti alla centralizzazione del backoffice e alla creazione di una piattaforma IT comune e nonostante il piano di licenziamenti che prevede una riduzione del 5% del personale. I ricavi comunque dovrebbero raggiungere una crescita composta annua dell’8% annuo e anche il rapporto costi/ricavi dovrebbe ridursi al 52% nel 2008.

Osserviamo anche per dovere di cronaca che ieri Unicredit ha pagato 600 milioni di euro per acquistare dalla controllata Hvb, la conquista tedesca della scorsa estate, Activest che convergerà in Pioneer.

Visto che sono tanto di moda parliamo anche delle stock option da 90.300 azioni previste per il management. Noi crediamo nelle stock option come strumento di incentivazione del management, e crediamo nella loro tassazione al 20%, anche perché sempre di reddito da lavoro si tratta e quindi non capiamo perché dovrebbe avere un regime fiscale favorevole. Siamo sicuri che comunque certi impetuosi guadagni dei manager di casa nostra non verranno poi scalfiti troppo da una simile tassazione (ammesso che fatta la legge non si trovi un altro inganno…). Anche se a onor del vero bisogna dire che le stock option di Unicredito sono state decimate rispetto allo scorso piano industriale forse per non mandare troppe azioni in Germania, forse perché si teme davvero una politica “avversa” del Fisco.

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