
Il mercato non crede all’uscita degli spagnoli di Santander dalla compagine azionaria di San Paolo. Dopo che ieri il direttore generale del Banco Santander Central Hispano Josè Antonio Alvarez (con questi spagnoli non ci vuole nulla a infilare un sacco di nomi in fila) ha detto alle Fondazioni o ci date più potere o ce ne andiamo, il titolo oggi viaggia incerto in borsa alternando perdite e guadagni: adesso guadagna circa lo 0,46%.
Di tempo per decidere ce n’è, infatti il patto di sindacato, cui Santander è legato tramite il suo 9,7%, scade il prossimo aprile. Le fondazioni controllano complessivamente più del 10% e sono gli altri membri del patto insieme ai francesi della Caisse Nationale des Caisses d’Epargne (che ha una quota dell’1,77% circa del capitale), a loro spetta quindi l’ultima parola, che probabilmente sarà “picche”.
Intanto il mercato appare incerto. Chi potrebbe comprare il 9,9% di San Paolo che ai corsi attuali vale circa 2,169 miliardi? Di certo non verrà messo sul mercato: un crollo del titolo non converrebbe neanche agli spagnoli. L’unica è trovare un sostituto forte al Santander che sia anche gradito alle fondazioni. L’alternativa del farlo crescere nell’azionariato non ci sembra coerente con lo scenario italiano e con l’atteggiamento titpico delle fondazioni bancarie di casa nostra. Poi chissà, magari un domani San Paolo potrebbe diventare San Pablo. Noi scommettiamo di più sull’ingresso di nuovi soci graditi a entrambe le parti.