Sul fatto che l’Enel non sia monopolista potremmo discutere.
“Il principale operatore nazionale, relativamente allo stock di potenza efficiente netta operativa, è l’ENEL, con una quota superiore al 55%. ENEL presenta inoltre una struttura del proprio parco impianti sbilanciata verso gli impianti di mid-merit (51,4%) e di punta (15,2%), che le assicura un vantaggio competitivo rilevante per la copertura delle punte di fabbisogno. Anche in ragione del fatto che ENEL è destinata a rimanere avvantaggiata, nel prossimo futuro, dalla detenzione della quasi totalità degli impianti di punta, è opportuno chiedersi se tale vantaggio non implichi misure volte alla sua mitigazione”, parola dell’Autorità per l’Energia.
Ma per il resto Conti ha ragione: l’Italia non può andare “a tutto gas”. Non si può pretendere la botte piena e la moglie ubriaca. Noi italiani non possiamo chiedere che Enel vada solo a gas, senza carbone senza nucleare, e che, contemporaneamente la bolletta cali di prezzo. L’energia costa anche alla società romana di viale Regina Margherita e rinunciare al carbone e al nucleare, cioè alle forme più convenienti di produzione dell’energia, significa far salire i prezzi.
Senza considerare che Gazprom ha già intenzioni abbastanza bellicose di suo e c’è il rischio che a dipendere troppo dai russi si finisca per asservirsi a Mosca. Fra un po’, oltretutto, il gas entrerà anche nella distribuzione italiana.
Accordi con Eni sembra che siano già stati presi. Bisognerà quindi aumentare la varietà del mix energetico, in questo Conti ha ragione, altrimenti si rischia per salvare l’ambiente di perdere la sovranità energetica. Gazprom ha già ampiamente dimostrato di volere usare il gas come arma politica e di controllo, per darla poi a un Paese che di ambiente (e di democrazia) non sembra voler sentire parlare per ora. Insomma non è che saltiamo dalla padella nella brace?