Piovono sul mercato i comunicati delle società del mattone. Nel giro di poche ore gruppi come Uni Land, Brioschi, Garboli e Italease hanno fornito i chiarimenti richiesti dalla Consob sugli effetti del decreto legge dello scorso 4 luglio che ha sconvolto il mercato. Nei comunicati si legge a chiare lettere il malcontento dei gruppi immobiliari sia per la legge in sé, sia per gli effetti retroattivi della disposizione, sia per i dubbi interpretativi anche notevoli che suscita.
In prima fila a guidare la protesta c’è Italease che, per via del suo core business specializzato nel leasing, è quella che valuta peggio la nuova normativa. Banca Italease ha calcolato in 15 miliardi di euro circa i danni complessivi al settore leasing nazionale. Per quanto riguarda la Banca l’impatto della nuova manovra dovrebbe raggiungere la vertiginosa cifra di 1,4 miliardi. L’effetto si vede in borsa dove anche oggi l’Orso agguanta di nuovo il titolo e lo affonda: al momento Italease perde a piazza Affari circa il 4,21%.
Ma Italease non è certo la sola a lamentare i danni prevedibili del Decreto e, allo stesso tempo, a chiedere lumi sull’interpretazione di questo o quell’altro aspetto. Bastogi dichiara che, in base a una prima valutazione di massima, la cosiddetta “rettifica IVA sugli immobili acquistati negli ultimi 10 anni e locati a terzi”, dovrebbe avere un costo di circa 5,5 milioni di euro a livello di aggregato.
Bastogi si chiede anche se l’Iva da restituire debba essere imputata direttamente al conto economico o possa essere considerata come un costo accessorio dell’immbile e quindi essere ripartita fra più esercizi con delle quote di ammortamento.Anche Gabetti lamenta lo stravolgimento dei suoi piani dovuto al nuovo decreto e calcola fra i 2 e i 4 milioni l’importo da versare all’Erario. L’unica società che al momento invece sembra assolutamente estranea a una norma che sta generando un terremoto nel settore immobiliare è Uni Land, che ha dichiarato che gli effetti del cambiamento le risulteranno praticamente indifferenti. Solo qualche asset accessorio e spese assolutamente marginali rispetto ai fondamentali della società appesantiranno in maniera trascurabile i conti del gruppo.
Insomma il coro di proteste fra le richieste di chiarimenti e soprattutto le lamentele sui danni che riceveranno le società in questione, è tutt’altro che pacato. Il Parlamento che ora dovrà esaminare il decreto legge avrà una brutta gatta da pelare e, oltre a spiegare bene come pelarla, dovrà anche affrontare le sue zampate. Siamo sicuri che intanto i vari gruppi coinvolti stiano intrecciando le dita perché le Camere alleggeriscano la mazzata.