
Nelle ultime due ottave di giugno il future sulla T-Note ha arrestato i suoi cali a 104.05 circa. Si tratta di un bottom che le contrattazioni non raggiungevano più dal marzo 2002. Da tale livello il derivato, complici le crisi internazionali, ha avviato una fase di recupero che è giunta ieri fino ad un massimo di 105.64. Da un punto di vista meramente grafico il proseguimento della tendenza di breve termine dovrebbe portare il prezzi a contatto con le resistenze di 106.109, importante punto di esame in vista del possibile ritorno a 107.5/107.7. In caso di inversione del minirally delle ultime settimane, il cedimento di 104.5 riporterebbe di attualità i supporti di 104.05.
In realtà, comunque, non è cambiato nulla nelle prospettive macroeconomiche e nelle scommesse sui possibili rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve: il motivo di tale rialzo è per lo più derivante dai massicci acquisti effettuati da parte degli investitori, spaventati dai venti di guerra che spirano dal Vicino Oriente, per proteggere i propri capitali.
Molti commentatori, comunque, si attendono una ulteriore stretta monetaria da parte della banca centrale guidata da Ben Bernanke nella prossima riunione dell’8 agosto. Come abbiamo già scritto, personalmente, preferiamo invece uno scenario che vede un aumento del costo del denaro a settembre, probabilmente l’ultimo della serie.
Il livello di inflazione americana, sia quella per i produttori descritta dall’indice PPI, che quella per le famiglie del CPI, sono al di sopra del tasso di inflazione non ufficiale del 2% desiderato dalla Fed. Bisogna comunque sottolineare che l’aumento dei prezzi conseguenti al caro–petrolio è al di fuori del controllo delle autorità monetarie. Alla fine degli anni ’70 ed all’inizio degli anni ’80 si era presentato un problema analogo, di alta inflazione col greggio alle stelle. La decisione allora era stata quella di agire sul freno monetario, con effetti disastrosi sull’economia a stelle e strisce. Difficilmente Ben Bernanke vorrà ripetere gli errori del suo predecessore Paul Volcker, in presenza di consumi in calo. Inoltre una stretta monetaria nel periodo del rallentamento delle attività economiche connesso con le vacanze estive risulterebbe meno efficace di un intervento a settembre.
Riceviamo da ACB e con piacere pubblichiamo
Mario
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Geomar
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