C’è incertezza. Abn Amro, il colosso bancario olandese di cui si è tanto parlato sui nostri giornali a seguito della difficile conquista dell’Antonveneta perde oltre il 2,8% dopo la pubblicazione dei dati di bilancio che vedono l’utile del semestre crescere del 17,7% oltre quota 2,25 miliardi. Per il futuro la banca olandese programma una crescita organica di Antonveneta e qualche piccola acquisizione locale, oltre a un cambiamento del marchio che evidenzierà la nuova proprietà e dovrebbe piacere anche in Italia. Nei piani di Rijkman Groenink, il presidente dell’istituto di Amsterdam, “un piccolo big bang”. Più incerto rimane il futuro di Abn Amro in Capitalia.
Dopo la faticosa conquista dell’Antonveneta, conclusasi solo sabato scorso e costata cara sia al titolo che alle casse della banca olandese, la croce e delizia dei fan della Abn Amro è diventata, infatti, Capitalia. Nell’istituto guidato da Matteo Arpe e Cesare Geronzi gli olandesi hanno una quota del 7,68% circa (ma qualcuno dice che ce n’è un altro 4% fuori dagli schemini della Consob). Si tratta quindi di una quota di tutta rilevanza e, considerando le brame di Intesa e di altri nei confronti della banca di via Minghetti, il fatto che il prossimo settembre scada l’attuale patto di sindacato rende tutti un po’ più nervosi.
Tuttavia il buon Groenink, 57 anni e un piglio di solito molto deciso nelle contrattazioni, non sembra ancora avere deciso cosa fare. Il fatto è che l’olandese vorrebbe crescere, ma gli altri membri del patto, e le regole degli stessi accordi parasociali, glielo vietano. Andarsene sbattendo la porta, visto che già si ha in tasca Antonveneta, sarebbe un po’ avventato. Inoltre una mossa del genere innescherebbe un terremoto che potrebbe avvantaggiare Intesa, ma che potrebbe anche risultare dannoso agli stessi olandesi. Cosa fare allora? Il fatto di aver letto due agenzie che a distanza di due ore sembravano confermare e smentire la volontà di Groenink di accrescere la propria quota ci dà la chiara impressione che le scelte siano ancora incerte e che altri soggetti debbano dire la propria in merito. Forse qualche cena d’agosto rischiarerà la vicenda.
Intanto abbiamo deciso di dare un’occhiata alle partecipazioni rilevanti italiane di Abn Amro; pensiamo infatti che possa essere utile raccontarle un poco. La ventesima banca del mondo possiede un discreto portafoglio tricolore che comprende, oltre alle citate Capitalia e Antonveneta, che a sua volta ha in portafoglio il 7,2% di Italease, anche il 15,58% di Sorin, il 4,9% di Snia, il 6,2% di Vemer Siber e infine il 2,75% della squadra di calcio della Roma. Osserviamo di passaggio che in gran parte di queste società Abn Amro è socia dei bresciani di Hopa. Anche il colosso olandese mira al settore delle piccole e medie imprese (ma di tutta Europa…) che vorrebbe un po’ aiutare e un po’ indebitare (le due cose nei rapporti fra banche e imprese tendono a sovrapporsi), proprio come Hopa. Che Brescia e Amsterdam non siano poi tanto lontane?