Buongiorno matricola. Oggi Arkimedica società del medical devices, come amano definirsi le aziende che producono dispositivi per la salute, debutta a Piazza Affari. Il collocamento è andato così così, con il prezzo fissato a 1,20 quando il range era tra 1,15 e 1,30 euro. Il flottante disponibile è del 25,93%. L’offerta riguarda 22,24 milioni di euro cui bisogna aggiungere una greenshoe del 10% del capitale. Il collocamento è stato quasi del tutto istituzionale e la società che oggi debutta sull’Expandi classe 2 sarà controllata anche dopo l’Ipo dalla Cnpef, società indirettamente posseduta da Simone Cimino il presidente di Arkimedica originario di Porto Empedocle (Ag). Per il resto la società annovera tra i suoi soci la Tamburi Investments e uno stuolo di piccoli azionisti che sono poi anche figure di rilievo di questa matricola con 14 dipendenti.
Il gruppo va bene anche se sembra un po’ stremato dal tour di acquisizioni, aggregazioni e così via che lo hanno generato. I ricavi a fine 2005 sono cresciuti del 22% e hanno superato i 59,57 milioni di euro. Buono anche il dato del margine operativo lordo mentre il risultato operativo è passato da 6,74 milioni di euro a 5,9 milioni. Un dato che ovviamente si riflette sull’utile netto in calo 2,9 a 1,6 milioni di euro circa. Cosa significa tutto questo? Significa che nonostante la produzione vada bene e anche i costi produttivi siano sotto controllo (sebbene pesino per l’87,1% sui ricavi) gli oneri finanziari del gruppo sono eccessivi. Il patrimonio della società supera i 25,6 milioni di euro (si è quasi raddoppiato in un anno) ma si confronta con un debito da 36,5 milioni di euro. Su questa cifra pesano per oltre 13 milioni di euro i debiti correnti che il gruppo in parte utilizza per sopperire ai ritardi della pubblica amministrazione nei pagamenti (dai 150 ai 270 giorni in media secondo le stime della società). Insomma i 26,88 milioni di euro racimolati durante il collocamento fanno sicuramente comodo.
Osserviamo però che la valutazione della società, per come risulta dal collocamento, implica dei multipli EV/ebitda e EV/ebit che sono notevolmente inferiori a quelli del settore di riferimento: un segno di una probabile sottovalutazione del gruppo che potrebbe indurre il mercato a comprare.
scziqvi
05 dic 2006 - 15:32 - #1pqseddeixmsgbjgm aiuyrlegbk bwubsox jdurkgfqaa