La notizia era già stata assorbita dal titolo che aveva aperto a 24,19 euro per azione dopo una chiusura ieri a 24,01. Il resto è stato un lento ritornare sulle posizioni inziali fino a fermrsi ad un rialzo dello 0,5% in queste ore. Eni ha fatto il pieno prima dell’avvio delle contrattazioni, ma nel serbatoio potrebbe esserci ancora spazio. La società è infatti sotto il fuoco incrociato dei giornalisti che dalla trimestrale di venerdì a oggi continuano a martellare di domande (e di indiscrezioni) gli addetti stampa.
Le ultime riguardano le strategie del gruppo, sembra infatti che la società sia in piena fase di attacco europeo per migliorare quei margini dalla raffinazione che hanno costituito il neo dell’ultimo semestre. Gran parte delle indiscrezioni di stampa, solo in parte smentite dal Cane a sei zampe, riguardano infatti le raffinerie. Il primo impianto, leggiamo oggi sul Corriere della Sera (ma ne hanno parlato anche nei giorni scorsi il Messaggero e il Giornale), è la Nerefco, di cui Chevron possiede il 31% (il resto è in mano alla British Petroleum). Nel mirino di Scaroni c’è quel pacchetto di partecipazioni europee che Chevron ha messo in vendita e per cui Eni ha già confermato di essere in lizza insieme ad altre società. La valutazione di questi asset, sempre secondo il Corriere dovrebbe aggirarsi intorno agli 1,15 miliardi. Per questa modica cifra Eni otterrebbe soprattutto la raffineria olandese, ma anche un certo numero di stazioni di servizio. Possibile che dopo aver ceduto IP Scaroni voglia crescere nella distribuzione in Benelux? Ci sembra un po’ strano, in compenso molto di più non sembra sia possibile sapere, anche perché le contrattazione (e le offerte) sono in corso.
Un altro impianto che sembra sia interessato dall’operazione è quello olandese di Europoort che potrebbe valere 320 milioni di dollari e appartiene alla Kuwait Petroleum. Nessuna conferma neanche per questa operazione. Infine, anche se Eni ha smentito l’opa, sembra confermato l’interesse per alcuni asset internazionali della Maurell & Prom. La conferma è di oggi. A guardare il bilancio trimestrale della compagnia italiana del petrolio si vede chiaramente che i margini della raffinazione sono scesi e che un certo impatto è derivato dai danni agli stabilimenti siciliani (già risolti). Chissà che i nuovi asset olandesi non aiutino. Altre difficoltà si sono avute in Venezuela, dove sono in corso delle trattative con il Governo e la compagnia petrolifera di Stato (PDVSA) per limitare i danni derivati alla nostra dalla rescissione unilaterale di un contratto importante. Eni non vorrebbe rimetterci l’investimento fatto prima del colpo di mano del governo locale. Anche la Nigeria ha dato dei problemi per gli attacchi agli impianti poi risolti: la situazione nel Paese però rimane instabile. Insomma c’è da rimanere alla finestra, perché molti sono i tavoli in cui la società gioca in questo periodo di forti tensioni sul petrolio. Il mercato intanto scorre tranquillo e aspetta le novità.