Speriamo che porti davvero Fortuna. La nuova centrale panamense acquisita da Enel per la modica cifra di 118 milioni di euro che ha permesso a Fulvio Conti di raggiungere una quota nel gruppo del 24,55% sufficiente per averne il controllo, insieme al fondo di private equity Globeleq. Enel continua nella sua strategia di crescita per “piccoli” passi: il nuovo acquisto è una centrale idroelettrica panamense.
Il nuovo acquisto nella provincia di Chiriquì sul Pacifico sarà comunque gestito proprio da Enel (che fra i due soci di maggioranza è quello con la maggiore competenza specifica) e apporterà 300 MW di capacità idroelettrica pari al 30% della produzione nazionale panamense. Insomma Enel è diventata un big dell’energia in loco. Per avere però un idea più precisa bisogna guardare ai dati di bilancio della preda. Fortuna ha registrato ricavi da 128,7 milioni di dollari e un risultato operativo da 66,6 milioni alla fine del 2005. Dal comunicato dell’Enel leggiamo anche che il mercato elettrico Centro Americano, cui quello panamense recentemente liberalizzato appartiene, è ricco di prospettive. Enel può vantare già una discreta presenza in Sud America con stabilimenti in diversi paesi, ma la produzione complessiva superava di poco i 400 MW: il nuovo acquisto non è quindi, in proporzione, irrilevante, anzi.
Purtroppo il titolo Enel non sembra avvantaggiarsi della notizia in borsa. Troppo piccola l’entità dell’operazione per un settore in cui per ora si è parlato di altri continenti e di altre cifre. In merito ricordiamo che Enel si era recentemente offerta di comprare degli impianti di Endesa nel caso in cui l’opa della tedesca E.On fosse andata a male e il gruppo avesse deciso di accettare l’offerta dei connazionali di Gas Natural. Un pour parler aggiuntosi a quelli rispuntati sul matrimonio Suez-Gaz de France. Sembra infatti che la questione delle combattute nozze abbia trovato un’altra sponda francese dopo la presentazione di 96.000 emendamenti da parte dell’opposizione parlamentare contraria alle nozze dei due big dell’energia d’oltralpe. Gli operatori rimangono incerti e anche l’ipotesi di usare il divieto alla crescita sopra il 30% come arma contro Edf, e quindi contro l’Eliseo, sembra poco verosimile. Il divieto già violato da tempo scade a marzo e in ogni caso non è certo che punire Edf aiuti Enel che anzi si era avvantaggiata di un certo appoggio dell’altro ente pubblico francese dell’energia. Di certo al momento c’è solo che la questione non è chiusa.
cesant
03 ago 2006 - 16:30 - #1la politica dei piccoli passi paga più di quella del passo più lungo della gamba!
forza Enel dacci quelle soddisfazioni che aspettiamo dal 1999.
Crescere all’estero è importante, ma è necessario anche portare a termine la riorganizzazione interna del gruppo lavorando ancora sulla redditività del capitale umano. E’ innegabile che per molti dipendenti Enel sia ancora il carrozzone pubblico che tutto deve ma che niente può chiedere.