
Insider trading, esplosione negli Usa. Sarà vero? Abbiamo chiesto il parere di un esperto, per capire cosa vuol dire lo studio della società canadese Measured Markets, pubblicato un paio di giorni fa e ripreso prima dal New York Times e poi dal Sole 24 Ore. Francesco Perrini, docente senior dell’area finanza aziendale e immobiliare in Sda Bocconi, getta acqua sul fuoco: “Le aggregazioni sono processi lunghi, è naturale che nel mercato si diffondano aspettative”.
Lo studio sul mercato statunitense riferisce che nel 41% dei casi di fusioni e acquisizioni si sono verificate oscillazioni sospette sui titoli prima dell’annuncio. Significa che quasi metà delle operazioni sono viziate da insider trading?
Bisogna vedere chi è che compra, solo pochi casi sono messi sotto osservazione ravvicinata dalla Sec. Non necessariamente si tratta di insider trading.
A cosa sono dovuti perciò questi movimenti sui titoli?
C’è chi scommette. Spesso si sparge una voce e allora c’è chi decide di scommetterci e chi no.
E le voci non arrivano dalla rivelazione inappropriata di informazioni riservate?
Non necessariamente. Sono molti i soggetti coinvolti in un’operazione di fusione o acquisizione. Un’impresa intenzionata a questo passo commissiona studi, fa incontri, e questi sono elementi che attirano l’attenzione del mercato. Poi spesso basta mettere insieme informazioni note, come l’eccesso di liquidità di una società, per capire che qualcosa si muoverà intorno a quel titolo.
In questi giorni il titolo Bpi cresce, anche se non c’è nessun accordo pubblico e ufficiale sulla sua prossima fusione.
Quindi si tratta di un allarme infondato?
Dal punto di vista aziendalistico lo studio ha ragione. Le oscillazioni attese del titolo, legate ai fondamentali, sono turbate spesso da elementi imponderabili che possono essere sospetti. Ma il mercato è un po’ così.
Un fenomeno del tutto fisiologico.
Questo studio comunque prende in considerazione solo le scommesse vinte, sarebbe interessante analizzare anche quelle perse.
Cioè?
Si potrebbero studiare le acquisizioni pensate e non realizzate. Intorno a quei titoli si troverebbero sicuramente le oscillazioni dovute alle scommesse di molti operatori. E’ facile, col senno di poi, accusare quelli a cui è andata bene. Ma molti semplicemente corrono il rischio e spesso pagano.
Oggi, poi, la telematica ha accelerato molto la corsa dei rumors.
Cosa è cambiato?
Quando la borsa era gridata, il tam tam della borsa avveniva nei bar, negli aperitivi. Si stava a Milano, le notizie passavano di bocca in bocca, a macchia di leopardo. Oggi questo processo è molto più veloce, perché le notizie viaggiano sulla rete e può accedervi chiunque abbia il tempo e la capacità di scovarle. La diffusione avviene sempre a macchia di leopardo, ma è molto più rapida. E le oscillazioni in borsa riflettono questa velocità.
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