Autostrade, i dubbi di Bruxelles e quelli del Governo

pubblicato: giovedì 31 agosto 2006 da riva

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Rimane al palo il titolo Autostrade a piazza Affari all’indomani del botta e risposta fra Bruxelles e il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro. Ieri una lettera della Commissione europea aveva richiesto chiarimenti in merito allo stop del Ministro all’operazione che dovrebbe portare la società dei Benetton a ricche nozze con gli spagnoli di Abertis. La richiesta di chiarimenti a breve aveva irritato l’ex magistrato di Mani Pulite, che aveva giudicato il comunicato “inaccettabile nel merito e nel metodo”, aggiungendo che il Governo italiano, in caso di fusione della società privata Autostrade con Abertis, aveva messo in forse solo il trasferimento del bene pubblico della concessione autostradale.

Oliver Drewes, portavoce del commissario antitrust Ue, si era in seguito affrettato a precisare che non si trattava di un ultimatum al Governo, ma di una richiesta in linea con le procedure della Commissione. Una seconda indagine sarebbe stata avviata dall’Ue per verificare se le norme in materia di fusione fra società europee fossero state violate con lo stop al progetto Autostrade-Abertis. Un’agenzia di stampa specifica che si tratterebbe di un procedimento diverso da quello che indaga sul profilo Antitrust dell’operazione.

Intanto oggi Egidio Pedrini, segretario della commissione Trasporti del governo Prodi ha dato il suo appoggio a Di Pietro sostenendo la fondatezza dei motivi giuridici del suo no e anche la necessità di difendere la competitività del Paese. “Non piacciono certo i comportamenti di questa Comunità europea (forte con i deboli e debole con i forti) che scopre le privatizzazioni e la libera concorrenza a seconda dell’interlocutore”, ha aggiunto Pedrini.

Il timore del segretario ai Trasporti è che un trasferimento di licenze anche quarantennali per lo sfruttamento di asset pubblici come le concessioni autostradali, slots e le concessioni per i servizi aeroportuali, permetta poi una privatizzazione in cui “Lo Stato fa gli investimenti e qualche privato incassa la plusvalenza”. In effetti bisogna dire che sembrano paure tutt’altro che campate per aria…

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