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Dove corrono i cavi dell'Enel

Pubblicato: 07 set 2006 da Ferry Boat

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In una giornata in rosso per gli energetici Enel si distingue a livello europeo per il suo rialzo dell’1,7% con volumi accesi che raggiungono i 39,5 milioni di pezzi contro la media a 40 sedute di
23,6 milioni. La giornata a piazza Affari si è presentata subito ricca di eventi per la Nazionale dell’energia. Innanzitutto i dati del bilancio semestrale che, pubblicati stamane, hanno portato subito il titolo sugli scudi grazie alla crescita degli utili a 1,9 miliardi nel corso del semestre. Il guadagno è stato del 3,3% su base annua.

Per il 20 novembre è stata fissata la data dello stacco dell’anticipo di 0,2 euro sul dividendo. I ricavi della prima metà dell’anno sono cresciuti del 18% e hanno raggiunto il 19,06 miliardi euro. Operazioni assai rilevanti del periodo sono state la cessione del 13,8% di Terna e lo scambio di capitale azionario con Weather Investments per la cessione del 31% circa di Wind. L’indebitamento netto del gruppo è aumentato a 15 miliardi soprattutto in seguito al consolidamento del debito della centrale Slovenske Elektrarne di cui Enel ha acquistato il 66% durante la prima parte dell’anno.

L’ad Fulvio Conti non ha nascosto le sue mire espansionistiche e, durante la conference call di presentazione dei dati agli analisti, ha ricordato le acquisizioni nel campo delle fonti rinnovabili in Francia e a Panama ribadendo: “Anche nella seconda parte dell’anno è previsto che prosegua l’espansione di Enel all’estero”. L’amministratore delegato di viale Regina Margherita ha anche sottolineato l’interesse per la Turchia e promesso un’offerta per dicembre. Nel mirino di Enel ci sarebbero le reti di distribuzione messe in vendita nell’area del Bosforo, di Ankara e dell’Est del Paese.

Niente di buono invece sul fronte francese. Conti, sempre durante l’incontro di oggi, ha detto di volere aspettare le conclusioni della Commissione europea sulla maxifusione GdF-Suez che tanti problemi gli ha creato. Oggi stesso è cominciata quella che un articolo de Les Echos ha definito l’ultima battaglia.

La privatizzazione di GdF, che dovrebbe condurre alle nozze con Suez, è sbarcata in Parlamento dove già molti deputati sono entrati sul piede di guerra. Non escluso il voto di fiducia, molti membri dell’opposizione hanno criticato in maniera accesa l’operazione. Non ultima fra le critiche francesi al maxiprogetto quella della eccessiva privatizzazione di un asset tradizionalmente nelle mani delle comunità locali. Ciò avverrebbe senza oltretutto un particolare premio per gli azionisti. Senza considerare che la necessità di vendere subito degli asset di Suez in Belgio rischia di danneggiare i risultati dell’operazione. Intanto Conti guarda lo stretto del Bosforo.

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3 commenti

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  • on the road

    07 set 2006 - 15:28 - #1
    0 punti
    Up Down

    Sull’Enel e la Francia neo-colbertista c’è un articolo interessante sull’Herald Tribune:

    http://www.iht.com/articles/2006/09/07/business/golden.php

  • petrolio_investitori1

    08 set 2006 - 07:56 - #2
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  • […] Il motivo è semplice: ridurre la visibilità del gruppo egiziano a capo della holding e mostrare alla piazza la bella italiana. La faccenda, naturalmente, si porta dietro alcune controindicazioni: la prima riguarda Enel. Il colosso dell’energia, infatti, al momento della cessione di Wind, era entrata in Weather col 26%. Ora si libererebbe volentieri della partecipazione per concentrarsi sul proprio core business, l’energia. L’ipo di Weather le consentirebbe di via la metà della sua partecipazione. Se invece è Wind ad andare alle contrattazioni, Enel si tiene sul groppone la scomoda proprietà di un quarto di Weather. […]