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Telecom, in quanti Tronchetti si spezza?

Pubblicato: 11 set 2006 da Ferry Boat

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Fari puntati oggi sull’assemblea di Telecom che dovrebbe illustrare i conti del gruppo e soprattutto dare le prime anticipazioni sul riassetto complessivo che potrebbe trasformare l’impero di Tronchetti Provera in una “media company”. Le tensioni sulla compagnia, che oggi è stata esclusa dalle negoziazioni, si avvertono dai rialzi registrati oggi dagli altri pianeti della galassia Telecom, da Pirelli (+3,6%) a Telecom (+2%).

La stampa nel week end ha continuato a smontare le società del gruppo cercando di indovinare quale sarebbe stato il suo futuro assetto. Se molti hanno espresso perplessità sulla eventuale vendita di Tim – che sono un po’ la gallina dalle uova d’oro del gruppo – altri hanno sottolineato che con uno spin off di queste attività – che potrebbero valere 35 miliardi di euro – l’impero Telecom si libererebbe in un colpo solo del macigno più pesante per la sua corsa in borsa: il debito da circa 40 miliardi.

A questo punto si tratterebbe di puntare tutto sulla nuova fisionomia del gruppo destinato a nascere dopo l’accordo con Rupert Murdoch. Si parla di una media company che distribuirebbe i contenuti su tutti i media: dalla tv al telefonino al digitale terrestre fino a Internet; diverrebbe quindi la piattaforma ideale per far crescere le quote di mercato della Newscorp e per aumentare il volume d’affari della stessa Telecom. Senza dubbio un piano ambizioso e che guarda al futuro, ma molti interrogativi rimangono.

Non si era puntato sulla convergenza fra telefonino e rete fissa fino a pochissimo tempo fa? Ricordate Unico, il telefono che funzionava sia da cellulare che da telefono fisso? È un progetto del tutto naufragato a questo punto?

Altri dubbi riguardano invece l’utilizzo della rete fissa. Secondo alcuni penderebbe il giudizio dell’Antitrust su questo asset di Telecom che però avrebbe un “asso inglese” nella manica: il modello Bt. La British Telecom ha, infatti, scisso in società diverse con tanto di board e bilanci separati i suoi asset che rischiavano di violare la concorrenza. Il modello che ha ricevuto l’ok delle autorità locali sembra funzionare e qualcuno vorrebbe riproporlo anche in Italia.

A questo punto però a Telecom cosa rimarrebbe? Il nuovo gruppo, che dovrebbe aver ceduto in tutto o in parte Tim, avrebbe La7, la rete fissa e i servizi per Internet. Servirebbero a mettere in rete i contenuti di Sky e del gruppo della Newscorp, ma non avrebbe vantaggi rilevanti sulla rete: quest’ultima sarebbe controllata da un board sostanzialmente indipendente da Telecom.

Non avrebbe più il vantaggio strategico della compagnia di telefonia mobile più importante del Paese, ma sicuramente guadagnerebbe dalle più lusinghiere quotazioni delle media company, che in borsa di solito sono valutate su scale di multipli delle compagnie di telecomunicazioni. Tutto resta comunque ancora da vedere. La riunione di oggi che con i conti della semestrale di Telecom dovrebbe illuminare il mercato sul suo futuro riassetto aiuterà di certo a capire qualcosa di più. Intanto, se Tim dovesse passare di mano, c’è il serio rischio che l’ultima importante compagnia di telefonia mobile italiana diventi straniera: dopo la vendita di Omnitel e Wind potrebbe essere uno smacco di troppo in un settore strategico. Nonostante Prodi abbia ribadito la tattica del non-intervento del Governo nelle scelte della grandi aziende italiane, qualche bilancio bisognerà pure farlo.

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