Forse si sono accorti che era giunto il momento di pensarci un attimo. L’alt alla quotazione di Eurizon, giunto ieri dal cda di San Paolo con il rinvio del meeting riservato agli analisti del consorzio per l’offerta, si è fatto attendere tanto da giungere sul filo del rasoio. E ha causato qualche mal di pancia all’ad di Eurizon Mario Greco, che pare proprio non aver gradito.
L’analist meeting sarebbe stato un punto di non ritorno e avrebbe avviato un meccanismo inarrestabile. Minacce di dimissioni e decisioni tardive a parte, quella del rinvio dell’Ipo di Eurizon sembra comunque una scelta inevitabile. Troppe duplicazioni (per esempio la fabbrica prodotto) e incertezze sul futuro annebbiano il panorama. Generali, che chiaramente vuole essere il punto di riferimento assicurativo del nuovo asse Milano Torino non starà certo a guardare. Anzi l’accelerazione del processo di quotazione di Banca Generali fa parte di questo panorama incerto e fluido su cui campeggia l’ombra dell’Antitrust e la speranza di nuove sinergie o imprese come quella descritta ieri sui giornali secondo cui San Paolo avrebbe mire sulla britannica Scottish Widows.
Insomma i rumors si inseguono, ma i problemi rimangono: come farà Intesa-San Paolo-Generali a mettere ordine tra gli asset, che sovrappongono in molti casi le loro attività, senza causare concentrazioni eccessive di quote di mercato e senza neanche doversi privare di gioielli notevoli?
Da questi dubbi togliamo anche quello sugli accordi fra i vari manager, i personalismi dei quali potrebbero in diversi casi rallentare le operazioni di manovra. Tuttavia il nodo gorgoniano che ruota intorno ad Eurizon rimane: la sua rete da quattro miliardi di Fideuram rischia di essere in grande conflitto con quella di Generali. Le scelte in merito dovevano essere prese prima, anche perché il nodo tornerà insistentemente al pettine entro pochi mesi.
Sicuramente il gioco è schiacciato fra interessi e azionisti a volte in contrasto. Credit Agricole e Mediobanca in Generali potrebbero avere visioni anche molto diverse, senza considerare che San Paolo vorrà dire la sua: troppe teste intorno a un tavolo per trovare una soluzione condivisa in tempi ragionevoli; forse alla finestra farà capolino qualche nuovo colpo di scena.
cesant
13 set 2006 - 13:39 - #1e se Generali quotasse Banca Generali per poi uscirne del tutto? non avrebbe la strada libera con Fideuram?
dalla riva di piazza Affari
13 set 2006 - 14:26 - #2Mah, secondo me è un’ipotesi un po’ improbabile, più che altro perché a Torino non è detto che vogliano perdere peso. Certo potrebbe sempre darsi, ma se consideriamo che i potenziali clienti dei due gruppi coincidono in gran parte, Eurizon rischia di fare tardi. Ciò potrebbe facilitare un ingresso in seconda battuta di Generali, ma non so se il lasso di tempo fra la quotazione di Banca Generali e quella eventuale di Eurizon sia uno svantaggio che a Trieste vogliano accettare. Secondo me è dalle parti della Santa Intesa che le idee non sono chiare…
cesant
13 set 2006 - 14:51 - #3certo però almeno in teoria la sola quotazione di Banca Generali dovrebbe dare garanzie di trasparenza.. alla fine per rendere il titolo appetibile devono quadrare i conti no?