A quanto pare per Enel le strade europee si fanno sempre più strette. Oggi, sull’altare del matrimonio francese fra Gas de France e la bella e impossibile Suez, Fulvio Conti ha depositato due paroline affidate a Les Echos. In sostanza alla sgradita unione è contrapposto il modello virtuoso del mercato italiano che si è aperto non solo alle neonate municipalizzate dell’energia ma anche ai player stranieri come la stessa Edf. Il fatto che proprio l’Electricité de France abbia alcuni problemi sulla sua quota in Edison (fra loro e Aem superano la soglia massima del 30%) fa venire il sospetto che dietro questa considerazione si nasconda quasi una minaccia. D’altro canto l’ipotesi di una normativa in proposito da usare nel braccio di ferro con Parigi non è certo una novità per la nostra stampa.
La seconda considerazione di Conti riguarda invece la crescita del mercato elettrico europeo e sembra quasi un invito alla collaborazione: ma con chi ormai in Francia? Con Edf? Con GdF-Suez? Misteri da chiarire o forse mera dietrologia su un lamento in fondo giusto sulla morte del libero mercato continentale dell’energia.
Altre prede di rango per Enel in fondo non se ne vedono: cosa rimarrebbe? Rwe avrebbe dimensioni utili (circa 41 miliardi di capitalizzazione), forse anche eccessive, tanto che in caso di fusione il Governo italiano scenderebbe sotto il 30%: un possibile pericolo che difficilmente l’Italia sarebbe disposta a correre. Senza considerare le resistenze eventuali dei lander azionisti della compagnia tedesca…
Sul tavolo non rimane molto. Fortum è troppo a nord per distribuire utilmente e anche lì la questione sarebbe politica. Forse nei mercati dell’Est si aprirà qualche varco con le privatizzazioni. Magari anche in Turchia dove Enel sta gareggiando per la privatizzazione della rete. Chissà che alla fine non sia l’aspirante membro dell’Unione europea ad insegnare le regole del libero mercato al Vecchio Continente?
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