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Derivati, se ci portassero alla deriva?

Pubblicato: lunedì 02 ottobre 2006 da Ferry Boat

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Riceviamo da MC e con piacere pubblichiamo

L’allarme l’hanno suonato tramite una lettera al Financial Times la scorsa settimana. Parliamo della banca centrale americana e degli organi di controllo del mercato americano e britannico, ossia della Fed, della Sec e della Fsa, che hanno affidato alle colonne del celebre quotidiano finanziario un monito sulla eccessiva crescita del mercato dei derivati.

L’Isda (International Swaps and Derivatives Association) ha infatti calcolato che a giugno 2006 l’ammontare nominale dei derivati di credito ammontava a 26mila miliardi di dollari, in crescita del 109% rispetto all’anno precedente. Più consistente la dimensione del mercato dei derivati sui tassi (interest rate swap e cross-currency swap) che raggiunge la cifra astronomica di 250 mila miliardi di dollari. Anche la Banca d’Italia ha segnalato che dalla fine del 2004 a quella del 2005 l’ammontare nozionale dei contratti derivati è passato da 5.285 a 5.899 miliardi di dollari. Si tratta di numeri da capogiro che rischiano di rendere più esposte le borse mondiali ad eventi imprevedibili e occasionali.

La situazione si fa ancora più preoccupante se si considera che i più grandi istituti di credito del mondo sono esposti notevolmente alle fluttuazioni di questo mercato. Secondo i dati forniti dalla Comptroller of the Currency, l’esposizione dell’americana Jp Morgan Chase raggiunge i 57 mila miliardi di dollari: una cifra pari a 350 volte la capitalizzazione di borsa della società e a più di quattro volte il Pil degli Stati Uniti. Nella classifica delle banche più esposte in contratti derivati figurano però anche Citibank (25 mila miliardi di dollari), Bank of America (24 mila mld), Wachovia Bank (4 mila mld) e Hsbc (4 mila mld di dollari). A questo punto la domanda è: cosa succederebbe se un evento inatteso (come già se ne sono visti nel Novecento) procurasse un crollo di questo mercato? Il rischio è un effetto domino che potrebbe colpire i mercati finanziari internazionali e arrivare a piegare l’economia di molte nazioni.

Non si tratta neanche di uno scenario di fantasia se si ricorda il caso di Long Term Capital Management. Si trattava di un hedge fund gestito da due premi Nobel che fu messo in ginocchio dalla crisi del debito russo in virtù della sua esposizione in derivati da 1.300 miliardi di dollari. Alla fine ci pensò Alan Greenspan che chiamò a raccolta le maggiori banche internazionali per salvare la baracca. Ma oggi, vista l’esposizione da ben 57 mila miliardi di dollari della JPMC, chi potrebbe salvare la finanza mondiale da una nuova crisi del mercato dei derivati?

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Prof. Stramone Fottecchi

    18 ott 2007 - 08:21 - #1
    0 punti
    Up Down

    Materassi e Derivati

    Succede di frequente negli ultimi tempi che il Cittadino vada a ricercare in strani luoghi quella certezza che non trova dalle realtà che lo circondano.

    Un comico come Beppe Grillo, che le spara con il metro della comicità di Sganapino, cioè di colui che ridendo dice il vero, trova un enorme seguito non solamente nei Cittadini, ma anche nei “media” e persino in quei politici che arrivando sempre dopo la puzza, per giorni non hanno fatto altro che parlare di questo fatto.

    Succede proprio oggi, che un’ottima trasmissione di analisi e critica del reale, condotta con perizia e capacità, riesca ad avere influenze negative persino su Piazza Affari, in una Borsa evidentemente sul chi va là, per fortuna in maniera assai meno evidente della maniera Northern Rock.

    Mi chiedo allora se questo Cittadino, che vagola alla ricerca di un qualcosa, sia veramente in grado di valutare equamente una notizia, per quanto presentata con la dovuta serietà e professionalità, e conseguentemente sia in grado di sostenere un’informazione al di fuori del banale.

    La risposta mi viene dal fatto, la trasmissione “Report” che una bella sera parla dei Derivati, poco conosciuto ed ancor meno spiegato strumento della cosiddetta “finanza creativa”; debbo riconoscere che le interviste a direttori di banca e banchieri erano assai penose, per la carenza di professionalità e capacità di risposta di questi davanti ad agguerriti avvocati ed associazioni; ecco che il giorno successivo la gente intimorita e scossa corre di gran carriera a vendere i titoli di questa e quella Banca. Non entro nel merito dei prodotti swap, ma è certo che non si può fare di questi un tutt’uno anche sulla base delle spiegazioni di una trasmissione TV, mettendo vicino il prodotto venduto malamente al materassaio, a quello differente da un punto di vista tecnico perché progettato con un “upfront” immediato a credito, e più subdolo perché pieno della malafede politica, nel prodotto proposto alla regione più grande d’Italia.

    E’ comunque evidente il forte ritorno che la trasmissione ha avuto: la gente preoccupata è corsa in banca a controllare che non avessero fortuitamente appoggiato tali prodotti, e come passo immediatamente successivo, a vendere quelle azioni, proprio quelle azioni del risiko che già dai vari terremoti dell’estate, ora sono realisticamente valutate molto al di sotto della loro potenzialità di mercato.
    Ergo, il panico è stato recepito da un messaggio pur corretto di una ottima giornalista televisiva, non un comico ben si intende, ma ciononostante la gente ha trasformato repentinamente questo messaggio in schiamazzo e panico, con un terrore non seriamente connesso alla sostanza, quando una cosa sconosciuta su un campione percentuale neppure indicato, ha creato indubbiamente dei problemi molto seri.
    Lo schiamazzo catodico in questa maniera l’ha avuta vinta sul raziocinio.

    Come un’ altra analoga gallina catodica che ha lanciato lo stridìo dei mutui diventati troppo cari. Pochi giornalisti hanno detto che se per caso uno acquista un BTP ventennale, lo paga la metà del valore nozionale che avrà a scadenza, e che una parte del contenuto di un mutuo è stato anticipato in soldoni e non come gentile omaggio, quindi da restituire e fortunatamente ancora a tassi di una sola cifra, anche se non più ad un livello veramente molto basso come pochi anni fa.

    Tutto questi bei giochetti allontanano comunque ancor più il cittadino italiano dalle banche, e da un lavoro di una eccellente professionalità in una rete basata sull’efficienza sia delle persone che degli strumenti ad esse affidate.

    Se troppa gente fugge dalle Banche è prima di tutto per ignoranza e cattiva informazione, cosa che ci trasciniamo da lungo tempo, e che fa tenere capitali enormi dentro i materassi, sottraendoli al giro della liquidità che alimenta tutto un sistema.
    I nostri cari Cittadini sono tra gli ultimi in Europa per utilizzo delle Carte di credito nei pagamenti, nell’uso di movimentazioni automatiche e di una molteplicità di funzioni molto più evolute nelle Banche che in altri settori.

    L’ efficienza del sistema bancario e del suo personale dovrebbe essere più spesso paragonato a quello dell’Amministrazione pubblica, della Sanità , dei Comuni, delle Province, delle Prefetture e degli infiniti Consorzi ed aggregazioni, che a mala pena conoscono le più elementari funzioni di una rete integrata di computer, quelle che nel loro mestiere accavallano un’infinità di cartaccia e di scartoffie, il tutto a carico di un cittadino che non solo subisce ma va anche a votare con entusiasmo a favore di chi gestisce queste inefficienze.

    Ebbene, se le Banche fanno la loro parte di male vendendo alcuni derivati, non tutti nello stesso fagotto, malamente strutturati, tuttavia questo settore almeno da parte dei giornalisti dotati di una sana oggettività, dovrebbe essere meno vituperato conoscendo realtà e conseguenze.
    Anche perché senza le Banche, e forse anche senza derivati, ci troveremmo a riversare le nostre chiacchiere in un blog di materassi piuttosto che cercare serie argomentazioni di finanza !
    Molte cordialità
    Prof. Stramone Fottecchi

  • Prof. Stramone Fottecchi

    18 ott 2007 - 08:27 - #2
    0 punti
    Up Down

    Materassi e Derivati

    Succede di frequente negli ultimi tempi che il Cittadino vada a ricercare in strani luoghi quella certezza che non trova dalle realtà che lo circondano.

    Un comico come Beppe Grillo, che le spara con il metro della comicità di Sganapino, cioè di colui che ridendo dice il vero, trova un enorme seguito non solamente nei Cittadini, ma anche nei “media” e persino in quei politici che arrivando sempre dopo la puzza, per giorni non hanno fatto altro che parlare di questo fatto.

    Succede proprio oggi, che un’ottima trasmissione di analisi e critica del reale, condotta con perizia e capacità, riesca ad avere influenze negative persino su Piazza Affari, in una Borsa evidentemente sul chi va là, per fortuna in maniera assai meno evidente della maniera Northern Rock.

    Mi chiedo allora se questo Cittadino, che vagola alla ricerca di un qualcosa, sia veramente in grado di valutare equamente una notizia, per quanto presentata con la dovuta serietà e professionalità, e conseguentemente sia in grado di sostenere un’informazione al di fuori del banale.

    La risposta mi viene dal fatto, la trasmissione “Report” che una bella sera parla dei Derivati, poco conosciuto ed ancor meno spiegato strumento della cosiddetta “finanza creativa”; debbo riconoscere che le interviste a direttori di banca e banchieri erano assai penose, per la carenza di professionalità e capacità di risposta di questi davanti ad agguerriti avvocati ed associazioni; ecco che il giorno successivo la gente intimorita e scossa corre di gran carriera a vendere i titoli di questa e quella Banca. Non entro nel merito dei prodotti swap, ma è certo che non si può fare di questi un tutt’uno anche sulla base delle spiegazioni di una trasmissione TV, mettendo vicino il prodotto venduto malamente al materassaio, a quello differente da un punto di vista tecnico perché progettato con un “upfront” immediato a credito, e più subdolo perché pieno della malafede politica, nel prodotto proposto alla regione più grande d’Italia.

    E’ comunque evidente il forte ritorno che la trasmissione ha avuto: la gente preoccupata è corsa in banca a controllare che non avessero fortuitamente appoggiato tali prodotti, e come passo immediatamente successivo, a vendere quelle azioni, proprio quelle azioni del risiko che già dai vari terremoti dell’estate, ora sono realisticamente valutate molto al di sotto della loro potenzialità di mercato.
    Ergo, il panico è stato recepito da un messaggio pur corretto di una ottima giornalista televisiva, non un comico ben si intende, ma ciononostante la gente ha trasformato repentinamente questo messaggio in schiamazzo e panico, con un terrore non seriamente connesso alla sostanza, quando una cosa sconosciuta su un campione percentuale neppure indicato, ha creato indubbiamente dei problemi molto seri.
    Lo schiamazzo catodico in questa maniera l’ha avuta vinta sul raziocinio.

    Come un’ altra analoga gallina catodica che ha lanciato lo stridìo dei mutui diventati troppo cari. Pochi giornalisti hanno detto che se per caso uno acquista un BTP ventennale, lo paga la metà del valore nozionale che avrà a scadenza, e che una parte del contenuto di un mutuo è stato anticipato in soldoni e non come gentile omaggio, quindi da restituire e fortunatamente ancora a tassi di una sola cifra, anche se non più ad un livello veramente molto basso come pochi anni fa.

    Tutto questi bei giochetti allontanano comunque ancor più il cittadino italiano dalle banche, e da un lavoro di una eccellente professionalità in una rete basata sull’efficienza sia delle persone che degli strumenti ad esse affidate.

    Se troppa gente fugge dalle Banche è prima di tutto per ignoranza e cattiva informazione, cosa che ci trasciniamo da lungo tempo, e che fa tenere capitali enormi dentro i materassi, sottraendoli al giro della liquidità che alimenta tutto un sistema.
    I nostri cari Cittadini sono tra gli ultimi in Europa per utilizzo delle Carte di credito nei pagamenti, nell’uso di movimentazioni automatiche e di una molteplicità di funzioni molto più evolute nelle Banche che in altri settori.

    L’ efficienza del sistema bancario e del suo personale dovrebbe essere più spesso paragonato a quello dell’Amministrazione pubblica, della Sanità , dei Comuni, delle Province, delle Prefetture e degli infiniti Consorzi ed aggregazioni, che a mala pena conoscono le più elementari funzioni di una rete integrata di computer, quelle che nel loro mestiere accavallano un’infinità di cartaccia e di scartoffie, il tutto a carico di un cittadino che non solo subisce ma va anche a votare con entusiasmo a favore di chi gestisce queste inefficienze.
    .
    Ebbene, se le Banche fanno la loro parte di male vendendo alcuni derivati, non tutti nello stesso fagotto, malamente strutturati, tuttavia questo settore almeno da parte dei giornalisti dotati di una sana oggettività, dovrebbe essere meno vituperato conoscendo realtà e conseguenze.
    Anche perché senza le Banche, e forse anche senza derivati, ci troveremmo a riversare le nostre chiacchiere in un blog di materassi piuttosto che cercare serie argomentazioni di finanza !
    Molte cordialità
    Prof. Stramone Fottecchi

  • on the road

    18 ott 2007 - 16:27 - #3
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    Per chi non scrive la parola Banca con la b maiuscola parlare in termini tanto cauti di quella che è stata una truffa gigantesca sembra quasi ridicolo. Certo i derivati in sé sono come un cacciavite, puoi aggiustarci l’auto o pugnalarci il tuo migliore amico. Ma quante volte per l’abuso - abuso sottolineo - di questo strumento le borse mondiali sono andate a cappotto? E poi le pare onesto “Professore” che si faccia dichiarare a un imprenditore che non è un esperto di finanza di esserlo in maniera da fargli comprare delle cose tanto rischiose e ignote? Sia chiaro non è la banca in sé il male (le banche sono come l’aria che serve all’economia per sopravvivere e crescere), ma la frode che essa spesso perpetua. In molti casi ci sono state già delle condanne e quindi non è una accusa campata in aria. Se anche non si dubita che ci sia chi si scotta consapevolmente e poi si lamenta io non dimenticherei che in Italia le banche finora non godono di un gran rispetto (si vedano i casi Cirio, Parmalat e tanti altri). Forse la gente fa bene a diffidare? Si giudichi caso che caso… oltretutto ricorderei anche che in Italia ci sono troppi personaggi che in altri paesi sarebbero dovuti uscire di scena già da un pezzo… sono sicuro che chi legge le cronache finanziarie e giudiziarie potrebbe fare una lunga lista

  • Prof. Stramone Fottecchi

    22 ott 2007 - 14:27 - #4
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    Complessi e Zone grigie

    Certo, caro Amico “On the Road” è facile, troppo facile in Italia sparare sulle Banche, (come vede ho messo la B maiuscola ) , perchè gli eventi negativi li conosciamo tutti, e forse ce ne sono pure altri che meno si conoscono. Mi permetta di vedere il panorama e lo scenario da un’angolazione certo non troppo popolare, o se meglio preferisce il “Lato B”.

    Argentina in testa, ma un poco anche Cirio e Parmalat hanno una desinenza comune, e cioè di chi parte con il volere più di quanto sia possibile: chi arriva in Banca e dice, un BOT, per favore, diventa quasi un demodè che si accontenta di due spicci: tanti Italiani si debbono vantare , anche del momento dell’ignoranza : noi abbiamo ottenuto questo, io ho guadagnato quello !
    Difficile, molto difficile ai giorni nostri, ed anche il povero Gestore non ha la sfera di cristallo. Basta anche guardare le previsioni econometriche e vediamo chiaramente che le indicazioni “superiori ” spesso contrastano : chi dice vendere e chi attendere, nella nebbia dei buy, sell, overweight ed underweight tra lo sconforto di chi vuole certezze.

    Ed allora ?

    Io partirei dal basso, dalla mentalità del cittadino italiano, troppo abituato a far da sè e poco avvezzo alle transizioni di conoscenza.
    E partirei anche da chi , con i rotoli delle banconote ha avuto il ” lato B” dalla sua, ed haacquistato palazzine intere nei momenti migliori.

    E dall’altra parte penso a quelli che sono finiti nelle mani dell’usura, che li ha rovinati.

    Il Contenzioso italiano è uno dei più alti in Europa e non è per colpa delle Banche, ma per chi vuole e non può. In questo modo più che altro capiamo che la scarsa cultura bancaria va di pari passo all’abbondante ignoranza ndei presuntuosi di cui dicevamo.

    Non è vero che ogni popolo ha la Banca che si merita, invece ritengo vero che, come chi marina la scuola, il comparto bancario è evitato per ignoranza e poca informazione.

    Ed anche nei derivati l’ignoranza è tanta, a cominciare da chi cerca i spiegare qualche piccola cosa, facendo più male che bene all’informazione, scandalistica come quando si commenta se cade un aereo, sapendo tuttavia che gli aeroplani come le banche sono strumenti indispensabile del presente e del futuro.
    L’ignoranza di contro non lo è.

    Cordialità .

    Prof. Stramone Fottecchi

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