
Pirelli stacca l’assegno per le banche, ma potrebbe essere soltanto un arrivederci. Unicredit e Intesa hanno incassato quegli 1,17 miliardi di euro che spettavano loro per il 9,5% di Olimpia che avevano in portafoglio. L’operazione era prevista da tempo e Pirelli, adesso all’80% di Olimpia, aveva già ceduto circa 740 milioni di euro in quote della Pirelli Tyre (dopo il fallito progetto di quotazione) e programmato la cessione di altri 400 milioni di euro in partecipazioni non core (Capitalia e Mediobanca). La Bicocca ha comunque calcolato di riuscire a chiudere l’anno con un debito finanziario netto intorno ai 2 miliardi di euro: al 30 giugno questa voce segnava circa 1,57 miliardi, ma le operazioni straordinarie del gruppo dovrebbero riuscire a mantenere sotto controllo le esposizioni. In realtà bisogna precisare che le due banche uscite rimangono in vari modi legate finanziariamente a Pirelli.
Questo il sunto degli ultimi comunicati dell’impero di Marco Tronchetti Provera. La situazione però appare in realtà molto più confusa e fluida. Troppi interrogativi rimangono aperti. Su tutti quello su chi sostituirà le banche uscenti nell’azionariato di Olimpia. Alle quote attuali infatti l’80% della holding che controlla Telecom è in mano a Pirelli che rischia così di dover tutte le proprie azioni. Questo potrebbe portare ad una svalutazione dei titoli Telecom in carico a 4,23 euro per azione ad un valore più vicino alle attuali quotazioni che viaggiano sui 2,26 euro per azione. L’impatto di una simile operazione secondo alcuni analisti però non sarebbe eccessivo anche perché il titolo sarebbe attualmente troppo sottovalutato e sono diversi gli escamotage che Pirelli potrebbe utilizzare per aggirare il problema. Da registrare l’ipotesi circolata ultimamente di un ingresso delle Fondazioni in Olimpia. L’alleggerimento delle posizioni della Bicocca parrebbe a questo punto anche il frutto di una lunga e sotterranea mediazione con poteri avversi dopo il naufragio dell’ipotesi di cessione della rete fissa alla Cassa Depositi e Prestiti.
Intanto il titolo Telecom oggi risale in borsa e segna una buona performance con guadagni del 2,2%. In territorio positivo, anche se di poco Pirelli sopra la parità, mentre Camfin (la società di Marco Tronchetti Provera) incassa un guadagno di addirittura il 2,7%. Insomma la galassia intorno alla Bicocca sembra mandare segnali positivi anche dopo l’ennesima polemica sullo scorporo della Tim che Tronchetti aveva affidato oggi alle colonne del Financial Times. In ballo rimane il futuro assetto industriale e azionario della più importante compagnia telefonica del Paese e, nonostante tutte le ipotesi rimbalzate sui mercati, sembra che non ci sia ancora nessuna certezza sul caso.
dylan
16 ott 2006 - 15:45 - #1Rossi deve aprire una indagine interna per sapere esattamente come vengono spesi realmente i soldi dai “ruggero boys” perché qualcosa non va in questo gruppo “sano” che non sapeva troppe cose e i cui risultati operativi sono a dir poco disastrosi.