
Ombre russe per l’Italia. Ancora una volta l’energia è al centro dei sempre più delicati rapporti fra Mosca e la comunità internazionale. L’agenzia Rosprirodnadzor, che controlla l’ambiente dell’ex federazione sovietica, ha trasmesso alla magistratura documenti che evidenziano violazioni ambientali da parte di Starstroi, divisione del gruppo Eni, nell’ambito del progetto Sakhalin 2. Si tratta proprio di quel progetto assegnato a Shell e in parte subappaltato alla controllata di Eni che è stato bloccato per gli impatti sull’ecosistema artico calcolati in circa 40 miliardi di dollari.
Dopo lo stop forzato alle estrazioni in Alaska, che danneggia tutt’ora Bp e Conoco Philips, si tratta di uno dei casi più importanti in cui le valutazioni sull’ambiente hanno un impatto sulle compagnie petrolifere, anche se, nel caso della Russia, qualcuno sospetta di una scusa di Putin per limitare l’ingresso delle oil company straniere sul suo territorio. Vista l’ampiezza delle trattative in atto fra Mosca e il Cane a Sei zampe per Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, la situazione è ancora più complicata. Finanza & Mercati parlava infatti, proprio oggi, del naufragio delle trattative per il controllo di Gas & Power, divisione energetica da 5.000 MW dell’Ente nazionale idrocarburi che a Gazprom farebbe gola.
Ma le brutte notizie per Scaroni non finiscono qua. Oltre al rinvio dei lavori in Kazakistan per lo sfruttamento dei megagiacimenti del Kashagan, ieri la compagnia ha comunicato la tragica notizia della morte di un contractor nigeriano dopo un assalto armato. Ancora una volta brutte notizie dall’esplosiva mescolanza di petrolio e fame in Nigeria. È grottesco pensare che se per la Russia i danni all’ambiente sono forse una scusa, per la Nigeria sono la causa reale della distruzione dell’economia di intere comunità: l’effetto è una guerriglia armata che sta diventando sempre più simile a una guerra civile.