Sempre più banca. Il singolare è d’obbligo perché la voglia di fusione e, meglio ancora di shopping bancario, è tanta in Europa e anche fuori. A guardare il settore dal Belpaese verrebbe voglia di dire “noi abbiamo dato” ed in effetti, per quanto interessante per tutti, il nostro credito appare un po’ caro.
L’ultimo parere in tal senso è quello di Charles Prince, il presidente di Citigroup che in un’intervista pubblicata oggi sul Sole 24 ore conferma l’idea del caro-banca italiano. Il numero uno della banca di New York conferma però che il nostro mercato dal punto di vista delle aggregazioni bancarie si è dimostrato più aperto di quello francese, spagnolo o tedesco. Una magra consolazione per un paese, come il nostro, che in molti casi ha troppe difficoltà a crescere in Europa.
Di barriere, però, ce n’è anche altre. Illuminante in tal senso l’intervista a Giuseppe Zadra uscita oggi su La Stampa. Le parole del direttore dell’Abi sono in tal senso illuminanti. “Nello svolgere l’attività quotidiana (una banca) si ritrova ad avere a che fare con almeno 75 controllori diversi fra banche centrali, commissioni di Borsa, e vigilanza assicurativa”, spiega Zagra. “Tutto ciò rende l’operatività decisamente complicata. Ma tutto sarebbe risolto se ci fosse una sola autorità per tutta l’Europa”.
Anche a facilitare la vita degli istituti creando un unico arbitro europeo che di forza semplifichi la giungla di regolamenti e controlli per l’Italia rimane un problema però: quello delle piccole dimensioni delle nostre banche. Il terremoto degli ultimi due anni sta sicuramente promuovendo consolidamenti e aggregazioni, ma le nostre banchette, per quanto redditizie o sopravvalutate sul mercato, finiranno presto o tardi in pancia a qualche grosso gruppo straniero (forse anche americano come la Citigroup), se non sapranno acquisire una visione davvero europea del mercato. Le barriere dentro l’Ue (e in molti casi anche fuori) cadono e, se è vero come sostiene Charles Prince che in dieci anni ci saranno solo 6 grandi banche in tutto il Vecchio Continente, converrà armarsi di pazienza e iniziare a competere su tutte le piazze, anche a costo di perdere un po’ di autonomia. Alla Bnl, all’Antonveneta e al (più piccolo) aggregato che nascerà da Credit Agricole-Veneto Banca-Friuladria noi sappiamo opporre ancora soltanto Unicredit-Hvb. Maxioperazione d’accordo, ma per il resto sembra che sappiamo giocare solo in difesa. Quanto potrà durare?