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San Paolo, Iozzo se la ride del Santander?

Pubblicato: 13 ott 2006 da Ferry Boat

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Nonostante le ferme parole di Corrado Passera e Alfonso Iozzo al meeting di presentazione del progetto di fusione fra San Paolo e Intesa, molti, forse troppi dubbi sono rimasti sul terreno. Il primo è quello che riguarda le Sgr.
Il nodo - che coinvolge Eurizon, Caam Sgr e le varie sovrapposizioni a cavallo fra Parigi, Torino e Milano - rimane aperto anche se l’ad di Intesa - e futuro Ceo del nascente colosso del credito - Corrado Passera ha dichiarato di volere investire in una joint venture dell’asset management che venda i prodotti del risparmio a tutta l’Europa.

Si tratta di una mano tesa al Credit Agricole, in un certo senso di un esperimento. Nel caso non dovesse funzionare, però, è già previsto un paracadute con l’esercizio da parte di Santa Intesa di una call su Nextra, ossia quel 65% di Caam Sgr in mano ai francesi. In questo caso i francesi ci guadagnerebbero un po’ di cash e il rispetto dei contratti in essere sulla distribuzione, ma si vedrebbero tagliati fuori da San Paolo Imi asset management, la fabbrica prodotto torinese, su cui in caso di joint venture invece avrebbero messo le mani.

Non è comunque un matrimonio pianificato nei dettagli quello fra San Paolo e Intesa, tant’è che rimane sul tavolo ancora una grossa questione: quella che riguarda il Santander, l’azionista col 7,7% di San Paolo che ha votato contro la fusione e che si farà di certo risentire in futuro. Come evidenzia un analista gli spagnoli sono il secondo azionista dell’istituto torinese dopo la Compagnia di San Paolo: la cosa però non ha preoccupato Iozzo che ha ricordato che anche San Paolo è un azionista importante del Santander e che, vista la collaborazione in atto fra i due istituti, è certo che si addiverrà ad un accordo. Come a dire voi avete le vostre carte, ma noi abbiamo le nostre…

Altri dettagli della maxifusione da evidenziare sono la diminuizine del 10% della rete totale del gruppo dallo stato attuale per effetto della cessione di diversi sportelli, a partire da Cariparma, Friuladria e le altre filiali che verranno cedute al Credit Agricole. Ancora qualche dubbio sulla rete rimane perché l’Antitrust dovrà ancora essere ascoltata su qualche punto, anche se l’operazione di cessione ai francesi ha alleggerito la pressione dell’Autorità per la Concorrenza.

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