
In un comunicato di questa mattina Autostrade conferma di aver ricevuto una lettera da parte di Anas “nella quale si comunica, in riferimento ai contenuti della lettera congiunta del Ministero delle Infrastrutture e del Ministero dell’Economia del 4 agosto scorso, che è venuto meno il fattore impeditivo del progetto di fusione con Abertis costituito dalla presenza di un operatore delle costruzioni in seno alla nuova compagine azionaria, per effetto dell’intervenuto articolo 12, comma 4, del decreto legge 262/2006″. In sostanza, saltato l’ostacolo, è via libera alla fusione.
La faccenda, però, è tutt’altro che conclusa: “Non è detto - ha detto sibillinamente il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro - che non ci siano altre questioni di legittimità che possano emergere: i soci dovranno presentare una nuova domanda e a seconda di quello che ci proporranno o riproporranno valuteremo. Faccio presente che a tutt’oggi non ci è arrivata nessuna proposta e quindi mi sembra molto singolare questa pretesa, questa pressione continua sul ministero a rilasciare una concessione che non ci è stata richiesta”.
Secondo Di Pietro quello di Prodi di ieri non sarebbe un semaforo verde alla fusione: messa così la frase “non dice nulla, in quanto la fusione tra due società è un fatto privato, per cui non c’ è stato un semaforo, nè verde, nè giallo e nè rosso. Altra cosa è la concessione che deve essere trasferita al nuovo soggetto: è un atto amministrativo concesso solo in presenza di determinati requisiti di rispetto di norme di legge. Che dobbiamo ancora valutare tutti. In particolare, abbiamo fatto un decreto legge che rivisita profondamente le concessioni autostradali, perchè così come sono adesso non prevedono la possibilità concreta di un controllo e di una verifica delle infrastrutture da realizzare, della loro qualità e della manutenzione, della sicurezza dei cittadini e del giusto costo del pedaggio. In questo contesto nasce il bisogno di rivedere la concessione: ecco perchè ha ragione Prodi quando dice che è un problema italo-italiano, che riguarda tutte le concessioni e non la fusione in questione”.
Sarà un problema “italo-italiano”, come dice Di Pietro, ma a Madrid e Bruxelles sembra che non la pensino così.