Eni oggi rimane ancorata al palo in un giorno in cui i petroliferi di tutte le latitudini si avvantaggiano del balzo in avanti del greggio con il ritorno del Brent in zona 61 dollari al barile. All’origine della fiammata dell’oil la decisione dell’Opec di tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno (le attese scontavano un taglio tondo a un milione).
Una certa attenzione per le azioni del Cane a sei zampe viene anche dall’attesa del dividendo da 0,6 euro in stacco il 23 ottobre. Borsa Italiana ha comunicato di aver calcolato un effetto congiunto dei dividendi di Eni e di Fastweb lunedì prossimo sull’indice S&P/Mib pari allo 0,438%. Molte cose però si muovono intorno alla compagnia guidata dall’amministratore delegato Paolo Scaroni. Dal prossimo 9 novembre Eni diffonderà i dati sui risultati del terzo trimestre. Goldman Sachs, ieri, ha previsto un calo degli utili del 5% a quota 2,312 miliardi di euro, un Ebit di oltre 4,8 miliardi (+8% y/y). Gli effetti del cambiamento della tassazione nel Regno Unito, gli aggiornamenti sulle trattative con Gazprom, le novità dal settore Esplorazione e Produzione sono fra i temi che più destano la curiosità del mercato.
Anche nel quadro politico rimangono parecchie incertezze. Il presidente dell’Autorità per l’energia Alessandro Ortis ha sottolineato che con la completa liberalizzazione del gas in italia si rischia di aggravare la posizione dominante dell’Eni e, in certi casi, di passare pure “da un monopolio pubblico a un monopolio privato”. Ferma la posizione di Ortis anche su Snam, il gestore della rete nazionale del gas. La scadenza del 2008 per lo scorporo della società da Eni rimane fissata. Scaroni aveva sostenuto che “ci stiamo muovendo in un territorio inesplorato”, perché in molti grandi paesi europei (Francia e Germania per esempio) la proprietà della rete è dell’incumbent dell’energia: una rinuncia a Snam svantaggerebbe Eni troppo da un punto di vista della competizione.
Ortis si è limitato a rispondere che già il 2008 è frutto di uno slittamento delle scadenze e che in altri paesi, come Spagna, Portogallo e Danimarca si è già in una fase più avanzata nella terziarizzazione della rete. Intanto, proprio in merito al gas, il Financial Times ha riportato oggi una lunga intervista dello stesso Paolo Scaroni, che sottolineava come l’enorme aumento dei volumi di gas utilizzati per energia e riscaldamento richiama la necessità dei paesi occidentali di dotarsi di sistemi di trasporto alternativi ai gasdotti, come la nave che stipa il gas liquefatto (GNL) per mezzo di appositi impianiti. Le resistenze anche molto forti (si guardi al caso Nigeria, ma anche a molti altri per esempio) da parte delle popolazioni che abitano i luoghi dell’impianto spingono, però, ad una certa cautela su questioni tanto delicate.
whynot?
20 ott 2006 - 16:42 - #1Ortis però non è soltanto un menagramo ha anche detto che
(ANSA) - NAPOLI, 20 OTT - Nel primo anno di applicazione del meccanismo dei ‘certificati bianchi’, attuato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (con riferimento ai decreti governativi del 2004), sono state risparmiate circa 286.000 tonnellate equivalenti di petrolio (tep), equivalenti al consumo domestico annuo di una città di circa 380.000 abitanti o alla produzione elettrica annua di una centrale di 160 MW di potenza; le emissioni evitate, grazie a questi risparmi energetici, ammontano ad oltre 750.000 tonnellate di anidride carbonica.