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Aem-Torino, prove di fusione

Pubblicato: 24 ott 2006 da Yattaman

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Giuseppe Pericu, sindaco di Genova, e Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, hanno approvato ieri l’ipotesi di fusione di Amga e Aem, le due municipalizzate. Il progetto di fusione prevede l’accorpamento delle due società sotto la holding Iride, che dovrebbe sbarcare in borsa sostituendo gli attuali due titoli. In un primo tempo il calendario prevedeva la chiusura dell’operazione a inizio ottobre, ma i tempi si sono allungati a causa della verifica della Consob. Il rischio è che l’istituto di vigilanza decida per l’opa obbligatoria. In quel caso la faccenda si complicherebbe e potrebbe al limite anche essere completamente accantonato il progetto di fusione, nonostante l’ok già ricevuto anche dai consigli di amministrazione.

Per capire le dimensioni, la capitalizzazione di Aem Torino viaggia sul miliardo e 200 milioni di euro, mentre Amga quota quasi 720 milioni. Aem, contestualmente all’approvazione del piano di fusione, ha deliberato inoltre un aumento di capitale fino a un massimo di 312 milioni di euro (convertendo contestualmente, però, 94,5 milioni di azioni del Comune di Torino in risparmio senza diritto di voto).


Le perplessità della Consob hanno creato più di un dubbio tra gli investitori e i titoli sono stati significativamente penalizzati. A metà ottobre Amga era a un soffio dai 2 euro, mentre Aem Torino viaggia oltre i 2,4 euro.

Stamattina però i titoli non sembrano giovare molto dalla benedizione dei sindaci: Amga perde lo 0,15% e si ferma a quota 1,97 euro, mentre Aem Torino lascia sul terreno l’1,1% attestandosi su 2,36 euro.

Ma nel mondo delle fusioni multiutility si registrano anche altri movimenti. Enìa, la multiutility controllata al 50% dal comune di Reggio Emilia e da quello di Parma potrebbe andare incontro alla fusione con Hera, l’analoga società di Bologna. Reggio sarebbe per la fusione subito, Parma invece vorrebbe la quotazione prima e la fusione solo in un secondo tempo, in modo da affrontare l’operazione da una posizione di maggior forza. Una fusione, questa dell’Emilia Romagna, sicuramente appropriata per contiguità territoriale. Ma per le sinergie, spiegano gli esperti, c’è ancora molto da fare.

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