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Telecom, una convergenza difficile

Pubblicato: 27 ott 2006 da Ferry Boat

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Evidentemente in casa Telecom l’incertezza paga. Nell’ultimo mese la compagnia ha guadagnato più del 5,7% eppure mai come nelle ultime settimane la strategia industriale e la governance sembrano essere state tanto incerte. Oggi pure il titolo guadagna qualche decimo di punto percentuale dopo il fallimento, ieri, del tentativo di cavalcare l’ondata dei buoni risultati di France Telecom che promettevano buone prospettive sul settore.

L’ultimo scontro in casa Telecom sembra essersi consumato proprio ieri e proprio al vertice della compagnia con un Guido Rossi forse ormai indispettito da una investitura alla presidenza apparsa a molti solo formale. Secondo la stampa l’uomo per tutte le stagioni di privatizzazione in esilio dal mondo del calcio avrebbe chiesto al suo secondo Carlo Buora, ossia all’amministratore delegato plenipotenziario della compagnia telefonica, di scegliere fra Pirelli e Telecom. Già perché Buora, da sempre braccio destro del patron Marco Tronchetti Provera, è anche amministratore delegato della Bicocca: una sovrapposizione che a quanto pare oggi dà fastidio e permette a Rossi di trovare una scusa per chiedere un potere meno formale nel board.

D’altro canto una mano sola servirebbe al timone di una compagnia che cambia idea ogni settimana sulle strategie più importanti. Si era andati verso la convergenza pagando una fusione pesantissima per i conti e ancora non assorbita; poi si è cambiato idea, scorporo diviene la parola d’ordine, con un’ammiccatina all’Authority che aveva bloccato i progetti dei Tronchetti con una radice sola, ossia il Telefono Unico per fisso e mobile. Quindi si decide proprio l’altro ieri di tornare alla one single company, al massimo qualche concessione sull’ultimo miglio e, soprattutto più feeling possibile con l’Authority in merito.

In aria però rimangono gli avvoltoi, anzi i lupi della concorrenza, perché a Pietro Guindani, di Vodafone Italia, non va bene neanche così. Il bello è che, mentre chiede una maggiore concorrenza anche sulla rete a monte dell’ultimo miglio, presenta un Vodafone Casa Fisso Mobile: un’offerta mobile fisso che costa solo 9,9 euro (contro i 13 del canone fisso offerti da Telecom) e permette proprio quella convergenza fisso-mobile su cui Telecom sembra essersi incagliata. A favorire la novità il recente accordo con Fastweb. Il tutto ci lascia un po’ perplessi: ma come non c’era una concorrenza insormontabile del monopolista Telecom? Sembra che il settore soffra gravemente della lacuna di un quadro regolatorio certo. Il necessario potenziamento della rete e la creazione della next generation network, come viene chiamato il costoso salto di qualità verso i nuovi servizi, non potrà partire in assenza di un più deciso intervento dello Stato. Ci vuole un progetto che garantisca equità, ma soprattutto prospettive. La palla all’Authority.

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2 commenti

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  • Gardini Ettore

    02 nov 2006 - 21:56 - #1
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    Un po’ di “pulizia” nei conti ha intenzione di farla il Dr. Rossi? Qualcuno andrà a sfruculiare nei dati dei “ruggero boys” prima che scoppi un altro caso? Ci sono per caso anticipi e fatture gonfiate o è tutto a posto?

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    […] Di certo Putin e Prodi affronteranno presto o tardi l’argomento. In Italia intanto le traversie dell’ex monopolista telefonico continuano e in giornata si attende l’esito del ricorso fatto contro Vodafone presso il Tar del Lazio. La compagnia guidata nel Belpaese dall’agguerrito Pietro Guindani aveva recentemente lanciato un servizio che realizzava quella convergenza fra fisso e mobile che a Telecom era stata impedita in quanto proprietaria della rete e quindi dotata di un vantaggio competitivo secondo l’Autorità garante delle comunicazioni (l’Agcom). […]