
Ondata di ritorno per l’effetto Draghi. L’ex Goldman Sachs di via Nazionale ha dato una bella scossa al settore bancario con parole che hanno subito avuto conseguenze a piazza Affari: nel sistema bancario “altre significative aggregazioni si prospettano in questi giorni”, ha dichiarato il numero uno della Banca d’Italia aggiungendo che il suo istituto “incoraggia le banche a proseguire sulla strada del consolidamento, sulla base di progetti decisi autonomamente dal mercato”.
La spintarella si è subito sentita con una serie di rialzi che hanno fatto parlare di un nuovo slancio per il risiko bancario. Ieri, complice anche una giornata festiva di scambi ridotti, la Bpm, il caso più discusso fra le popolari di palazzo Mezzanotte, ha incassato più del 6,7% con volumi accesissimi. Oggi la popolare guidata dal politico-banchiere Roberto Mazzotta ritraccia solo lievemente con perdite dell’1%. A (ri)accendere l’interesse sulla Popolare di Milano un turbine di ipotesi già in parte circolate sul mercato. La Bpm ha fallito il suo approccio alla Popolare Italiana di Divo Gronchi, tagliato i ponti con la Popolare dell’Emilia Romagna e sembra fuori dai piani di Bpu, in trattative con Verona. Il rumor su un’interesse di Unicredit per la banca di Mazzotta sembra poi, per il momento, soltanto una voce buttata lì. Così si fa sempre più consistente l’ipotesi che alla fine il predatore si trasformi in preda, magari di un gruppo straniero interessato al retail bancario in Lombardia. Un semplice teorema che è bastato a scaldare le quotazioni nei giorni scorsi.
D’altro canto un po’ tutto il settore delle popolari italiane appare sempre più spesso in fermento. Le nozze fra Bpi e Bpvn spingono le banche più piccole a cercare un alleato per accrescere le proprie dimensioni. Un esempio notevole è quello delle Banche Popolari Unite che battono sempre più decisamente la strada delle nozze con la Banca Lombarda: che si tratti solo di un effetto secondario della fusione Intesa-San Paolo e marcatamente di un riassetto creditizio delle partecipazioni di Giovanni Bazoli (presidente di Intesa) non toglie nulla all’interesse che desta l’eventuale offerta di una banca cooperativa su un altro istituto. Anche il Credito Valtellinese, altra esclusa dai banchetti di nozze degli ultimi tempi, si è fatta notare ieri con un incasso che sfiora il 7% e ha così confermato le tensioni sulle popolari rinfocolate dalle parole di via Nazionale.
Da notare in proposito che proprio in vista di nuove nozze fra questi piccoli del credito si è riavviato un dibattito sulle regole. Proprio ieri Roberto Pinza, viceministro dell’Economia, ha dichiarato a F&M che “la riforma delle popolari non è all’ordine del giorno. Non ce ne stiamo occupando e non intendiamo farlo”. Una dura bocciatura delle parole di Mario Draghi che, invece, aveva rilanciato l’idea. Intanto si continua a discutere della possibilità di ridisegnare la governance delle cooperative bancarie per avvicinarla all’Europa: c’è chi dice di voler eliminare il voto capitario eliminando i tetti alle quote negli istituti in questione e limitando la “clausola di gradimento”; è questa la proposta di Carlo Jannone (FI). Più morbida l’idea di Ugo La Malfa che ha, invece, proposto di alzare il tetto nelle partecipazioni dallo 0,5% al 5% di banche, di assicurazioni vita e fondazioni, ma senza toccare il voto capitario nelle cooperative. Tutte ipotesi ancora da verificare, ma il fatto che poi tutto ciò faccia schizzare i prezzi e porti a valutazioni da record il settore è tutto sommato normale.