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Hedge Fund Italia: 24 miliardi di patrimonio gestito, ma Saccomanni dice "state attenti"

Pubblicato: 06 nov 2006 da Ferry Boat

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Quello degli hedge fund è un mondo in rapida evoluzione, anche in Italia, paese tradizionalmente estraneo per questi complessi rapaci del mercato. In Italia infatti la soglia d’ingresso è alta – ci vogliono 500 mila euro almeno di investimento – e, anche per la rischiosità di un investimento in questo tipo di strumento finanziario, spesso capita che questi prodotti non vengano distribuiti o pubblicizzati molto.

Tuttavia, questa è la novità di oggi: Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, ha ricordato alla convention dell’Abi (associazione banche italiane) che oramai si è arrivati a quota 24 miliardi di dollari gestiti dagli hedge. In realtà, nonostante un notevole sviluppo nel Belpaese di questo strumento d’investimento rispetto al passato, ancora l’Italia rimane indietro rispetto ai colleghi stranieri in questo segmento.

“L’industria degli hedge fund si è sviluppata solo di recente – ha spiegato Saccomanni - a giugno di quest’anno essi amministravano attività per circa 24 miliardi di dollari, il 3% delle attività gestite dai fondi comuni italiani e il 2% del mercato globale degli hedge funds”. Insomma non si può certo dire che di qua dalle Alpi siamo dei patiti per gli hedge; d’altro canto essi iniziano a interessarci sempre di più.

Ma cosa ci interessa esattamente? Già, perché il moltiplicarsi degli strumenti finanziari complessi e anche la loro enorme articolazione rende qualche volta simili agli hedge anche cose prima molto diverse come i fondi flessibili. D’altra parte si sa che una certa attenzione in Europa (e in Italia, specie dalle parti di via Nazionale) si sta concentrando proprio su questi fondi noti per i grandi rischi (ma anche guadagni) cui espongono gli investitori per via dell’elevata leva che sono soliti usare.

Lo scorso 26 ottobre lo stesso Jean Claude Trichet – il presidente della Banca centrale europea, ha richiamato l’attenzione sull’instabilità che gli hedge fund rischiano di portare sui mercati, soprattutto nei prossimi prevedibili periodi di tensione sulle borse mondiali. La liquidità va bene, ma visti anche certi crolli recenti, è meglio non mettere a repentaglio la stabilità del sistema con un numero eccessivo di esposizioni in hedge.

Per questo motivo lo stesso Trichet ha detto che si porrà mano anche alle regole dell’Unione europea per limitare i rischi. Anche gli istituzionali, a partire dalle banche, stanno infatti investendo sempre di più in hedge. Questo espone gli istituti di credito a un rischio secondo alcuni eccessivo che potrebbe in caso di terremoti o eccessiva volatilità dei mercati generare una sorta di effetto domino. In poche parole si teme che qualora gli hedge dovessero affondare potrebbero portare con sé anche le banche.

Sarebbe un disastro che neanche a Mario Draghi, numero uno di via Nazionale, potrebbe piacere. L’ex Goldmann Sachs ha infatti richiamato anche lui, di recente, il rischio di un eccessivo vincolo ai fondi hedge. Alla fine,e questo era il succo di quanto ha detto oggi Saccomanni alle banche dell’Abi, “Care banche state attente nell’usare strumenti troppo rischiosi, tanto va la gatta a lardo che ci lascia lo zampino”.

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