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Mediaset, brutta trimestrale. Ma ci sono speranze tedesche

Pubblicato: 08 nov 2006 da Ferry Boat

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Lievi guadagni oggi su Mediaset dopo una trimestrale tutt’altro che entusiasmante. Gli utili del gruppo del Biscione nei primi nove mesi dell’anno sono scesi a quota 369,1 milioni rispetto ai 464,6 milioni di euro dei primi tre trimestri dell’anno passato. Nonostante, infatti, il lieve miglioramento dei ricavi che hanno superato i 2,67 miliardi (contro il dato precedente di 2,60), i costi operativi della media company di casa Berlusconi sono cresciuti un po’ troppo (oltre 100 milioni) intaccando il margine operativo lordo che mostra già un calo di una cinquantina di milioni a quota 1,38 miliardi.

La posizione finanziaria netta del gruppo indica un debito volato a quota 578,6 milioni di euro dai 358 milioni di inizio anno: il patrimonio netto indica invece una perdita di un centinaio di milioni di euro a quota 2,75 miliardi. La situazione patrimoniale di Mediaset rimane insomma solida nonostante i margini siano in forte calo. Al riguardo bisogna però precisare che c’è stato un lieve recupero delle entrate pubblicitarie nell’ultimo periodo dell’anno e, nonostante lo scorso 12 settembre il gruppo abbia annunciato un ridimensionamento delle stime di questi introiti pubblicitari del 2-3%, su base annuale dovrebbero comunque risultare in crescita. Come dire? Non entusiasmante, soprattutto se si considera che i dati illustrati ieri hanno deluso gli analisti che avevano espresso un consensus migliore.

Ciò che in queste ore spinge al rialzo il titolo è invece il polverone sul caso Prosiebensat, il principale network tedesco, che il suo maggiore azionista Haim Saban (il produttore dei power rangers e delle tartarughe ninja) insieme ad una cordata di altri investitori ha messo in vendita. La quota in ballo è di circa il 50,5% (ma con un controllo sui voti di circa l’88%). La società intera oggi vale in borsa circa 5 miliardi di euro e gli interessi sembrano essere numerosi, anche se Murdoch ha chiuso il dossier e la De Agostini si è chiamata fuori, come avrebbe fatto anche Naguib Sawiris, il patron della Wind. Sembra che rispetto a un anno fa quando Mediaset cominciò a palesare un interesse il cambio di guardia che ha portato Angela Merkel al posto di Gerard Shroeder (e Berlusconi fuori da palazzo Chigi) abbia creato un clima “politico” più favorevole alle mosse del Biscione. Entro la fine dell’anno la transazione dovrebbe andare in porto e di certo le trattative di questi giorni sono accese. Natale porterà sotto l’albero di Arcore un regalo tedesco?

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    […] Il più gettonato ovviamente è Mediaset che porta a casa quasi un punto percentuale, attestandosi a 9,23 euro, dopo aver guadagnato altrettanto dalla giornata di ieri. Se Prodi e i suoi andassero a casa infatti cadrebbero automaticamente i progetti di riforma del sistema radiotelevisivo avanzati dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. L’effetto dell’ipotetico tetto del 45% alla raccolta pubblicitaria ipotizzata da palazzo Chigi costerebbe alla società, secondo Fedele Confalonieri, 600 milioni. Per il presidente di Mediaset si aggiungerebbero altri 200 milioni di euro di mancati incassi per l’inserimento delle telepromozioni nell’indice di affollamento pubblicitario, più altri 300 legati alla riduzione sotto il 2% dell’affollamento orario degli spot, più ancora altri 400 legati al trasferimento di Rete 4 sul digitale terrestre. Insomma una Caporetto per l’impero televisivo di Berlusconi. Ora, dal momento che nei primi nove mesi del 2006 Mediaset ha fatturato 369 milioni e che quindi a spanne e per ordini di grandezza non ci possiamo aspettare un giro d’affari complessivo per l’intero esercizio superiore ai 500-550 milioni di euro, le stime di Confalonieri ipotizzano un danno tre volte più alto dell’intero fatturato della società. Cioè, stando a questi numeri Mediaset non subirebbe un ridimensionamento delle entrate ma un azzeramento. E dovrebbe ancora pagare (a chi?) un miliardo di euro. Detto questo, rimane evidente che dal progetto del governo Prodi Mediaset ha tutto da perdere. […]