“L’andamento dei primi nove mesi del 2006 conferma la validità della strategia perseguita da Finmeccanica e il successo del nostro business, sia dal punto di vista economico e finanziario che commerciale. Un miglioramento evidenziato sia in termini assoluti, sia organici. Questi risultati, assieme alla flessibilità patrimoniale raggiunta, accresciuta dopo le operazioni Ansaldo STS, avvalorano i nostri piani di sviluppo, basati su prodotti di eccellenza tecnologica che favoriscono la penetrazione su diversi mercati, anche grazie all’ulteriore rafforzamento delle competenze sistemistiche del gruppo”. Questo il cartellino messo da Pierfrancesco Guarguaglini su Finmeccanica, società di cui lui è la guida plenipotenziaria assommando le cariche di presidente e amministratore delegato.
Non che i dati dei primi nove mesi del 2006 siano negativi: su base annua l’utile incassa 432 milioni in più dell’anno scorso e raggiunge quota 612. Il fatturato è cresciuto del 18% e l’ebit del 16: rispettivamente fanno 8,907 miliardi e 472 milioni. L’ebit margin è calato quindi dal 5,4% al 5,3%. Il portafoglio ordini mostra una flessione del 4% e si arresta a quota 10,231 miliardi. I risultati migliori sono venuti dai rami elicotteri (+15%), aeronautica (+8,5%) ed energia (+22%).
L’indebitamento finanziario netto del gruppo passa dagli 1,1 miliardi di inizio anno ai 2,18 del 30 settembre scorso, si tratta di un dato che riflette la stagionalità del business di Finmeccanica e su cui pesano oneri straordinari per la quotazione di Ansaldo, i dividendi di Finmeccanica e Ansaldo e l’opa su Datamat, appena approvata nell’ultima fase dell’offerta residuale dal cda della preda.
Il risultato è insomma un bilancio a luci e ombre che sembra non convincere troppo il mercato tanto che il titolo oggi è pesante in borsa e, con perdite anche dello 0,7% sottoperforma rispetto all’S&P/Mib. I target di fine anno sono, comunque, stati confermati il che significa che la società cresce. Forse, però, questo al mercato non basta.