La superborsa paneuropea ieri ha fatto un altro passo indietro. Sembrano sempre più lontani i tempi in cui sembrava che il Vecchio Continente stesse per fondere le sue borse per creare una piazza finanziaria unica. Tutto è nato da un articolo uscito sul Financial Times on line che sosteneva che la borsa di Francoforte stava per ritirare la sua offerta su Euronext (la piattaforma che gestisce i mercati azionari di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona). Il board della borsa tedesca ha prontamente negato le indiscrezioni anglosassoni, ma ciò non è bastato al mercato che ha portato al ribasso i titoli di entrambe le piattaforme. La notizia ha sicuramente incoraggiato ulteriormente Jean Francois Theodore, il grande capo di Euronext che da tempo lotta per una fusione con gli americani del Nyse (la borsa azionaria di New York).
A incoraggiare ulteriormente i piani transatlantici della borsa di Parigi era appena intervenuta la rottura – questa purtroppo ufficiale – delle trattative in corso fra Borsa Italiana e Deutsche Boerse per una fusione che avrebbe battezzato una grande borsa dell’Europa centro-meridionale. Dissensi sulla governance sarebbero alla base della brusca interruzione delle trattative. Così, mentre Francoforte rimane sempre più sola e l’idea di una borsa europea sembra deflagrare, si affacciano sulla scena i listini alternativi.
Un bell’articolo sul Sole 24 ore di oggi dà la notizia. Si starebbero muovendo, infatti, le sette sorelle del credito (Citygroup, Goldman Sachs, Merrill Lynch, Morgan Stanley e, in Europa, Credit Suisse, Deutsche Bank e Ubs) per la creazione di una grande piattaforma alternativa alle borse ufficiali. L’occasione sarebbe data dall’entrata in vigore della direttiva europea Mifid che permette le cosiddette Mtf (Multilateral trading facilities): un’occasione per le banche che vogliono allearsi nel business delle contrattazioni.
Non è, d’altra parte, una cosa nuova. L’associazione americana Bond Market ha contato negli States circa 55 listini alternativi che operano soprattutto con le obbligazioni. Di qua dall’Atlantico le cose cambiano, però. In Europa sono soltanto quattro le borse di questo tipo e la preponderanza delle piattaforme ufficiali sembra imbattibile. In Italia, in particolare, esiste il Tlx, una piattaforma alternativa che opera sia sulle azioni, che sui bond. Desta una certa curiosità il fatto che il Tlx sia una joint venture paritetica fra San Paolo e Unicredit, che sono poi anche fra i maggiori azionisti di Borsa Italiana. I due big del credito stanno con un piede in due scarpe? Le controborse continuano a promettere grossi vantaggi per gli investitori e abbattimento dei costi. L’ingresso però dei sette giganti del credito in questo settore rischia di accrescere enormemente la competizione nel settore. In questo panorama, le confusioni e le incomprensioni fra le ancora dominanti borse ufficiali rischiano di regalare molto a questi nuovi arrivati.
Nasdaq, nuova offerta da 2,7 miliardi di sterline
21 nov 2006 - 12:14 - #1[…] Adesso resta da stabilire anche il ruolo di Borsa Italiana dopo il fallimento delle trattative con Francoforte: oggi, in un’intervista al Sole 24 Ore Stefano Micossi, direttore generale di Assonime, sosteneva che il progetto di quotazione per piazza Affari potrebbe rivelarsi nel mutato scenario fallimentare. C’è, infatti, il rischio che lo sbarco sui listini che doveva portare il valore della società a quota 1,4-1,6 miliardi non raggiunga i risultati sperati e si fermi alla cifra tonda di un miliardo. Un’ipotesi che potrebbe scoraggiare gli azionisti. L’unica soluzione sembra quella di cercare nuovi alleati e di farlo in fretta. Anche perché, fra i motivi che hanno dato un’accelerazione ai merger borsistici c’è la nuova direttiva Ue Mifid che darà nuovi strumenti alle banche per condurre delle contrattazioni in proprio, col rischio di ridurre il mercato per le borse ufficiali. Intanto forse scacciati dalla Sarbanes-Oxley, forse spiazzati da un vento sempre più favorevole al Vecchio Continente, gli yankee continuano a bussare alle porte della borsa londinese. Verrebbe da dire: provaci ancora Sam. postato da riva il martedì 21 novembre 2006 in: […]
finanzablog
22 nov 2006 - 12:10 - #2[…] […]
Romano
20 feb 2007 - 11:49 - #3Mi piacerebbe analizzare con tutt i voi i possibili effetti delle fusioni/acquisizioni delle borse.
Ecco il mio spunto.
fuvar
20 mar 2011 - 05:46 - #4lasciate azioni finarte!!!sta arrivando la fregatura
fuvar
20 mar 2011 - 05:52 - #5lasciate titolo finarte!!!!!sono furbi cambiano proprieta e vi chiederanno soldi……praticamente rischiano i nostri soldi non i soldi dell amministratore delegato e poi emettono fatture false