
Sempre più muro contro muro sul caso Autostrade in attesa dell’udienza del Tar attesa per il 6 dicembre. Il Tribunale amministrativo del Lazio sarà chiamato a decidere sul no dell’Anas alla fusione con Abertis. Solo qualche giorno dopo, il 12 dicembre, si riunirà il cda del gruppo controllato dai Benetton per stabilire se ci sono ancora le condizioni per una fusione.
Nel frattempo le posizioni che contrappongono Autostrade (e tutti gli altri concessionari delle reti d’asfalto) al ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro, non si sono ammorbidite, anzi. Ieri Roberto Palenzona (l’avevamo lasciato dimissionario, ma deve essere tornato al suo posto) ha fatto sapere a nome dell’Aiscat che “l’80% delle concessionarie autostradali potrebbe ricorrere a vie legali” se il Governo non deciderà sulla norma della discordia, ossia su quell’articolo 12 del decreto fiscale che ha ridisegnato i rapporti fra lo Stato e i titolari della gestione delle sue strade. A chi gli faceva notare i mancati investimenti da 2,5 miliardi, a cui lo stesso Di Pietro ha più volte fatto riferimento, Palenzona ha risposto che “è stato il sistema che non ha consentito” di farli.
In realtà pochi giorni fa Di Pietro aveva detto che già molti concessionari hanno aderito alla nuova convenzione unica e che questa nei fatti sarebbe solo un richiamo al rispetto dei contratti già in essere. Il fatto che è che le due procedure di infrazione aperte dai due commissari (al Mercato interno e alla Concorrenza) hanno indebolito la sua posizione e, se l’Europa dovesse eccepire al suo operato, la palla potrebbe tornare ai piedi dei Benetton.
Sempre ieri l’ad di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci aveva negato le indiscrezioni sulla partecipazione, in cordata con i tedeschi di Streberg, alla gara per la Cispadana fra l’Autobrennero e la Bologna-Padova. Una decisione non sarebbe ancora stata presa. Castellucci ha, inoltre, promesso investimenti per 10 miliardi entro il 2012 sulla rete nazionale.
Si tratta di parole pronunciate dall’ad di Autostrade mentre si trovava nei cantieri per la Milano-Bergamo: i primi 8 chilometri sui 35 previsti dovrebbero essere pronti l’anno prossimo. Tuttavia, anche in questo caso, secondo fonti di stampa, qualche problema potrebbe ritardare i lavori.