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Confcommercio, il Paese è un colabrodo

Pubblicato: 23 nov 2006 da Yattaman

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L’interesse sul debito pubblico vale 1.150 euro per ogni cittadino italiano, il doppio rispetto alla media europea. È la denuncia lanciata da Confartigianato nel rapporto “Dinamica e qualità della spesa pubblica”. La spesa per il lavoro nell’amministrazione pubblica, dice l’organizzazione degli artigiani, tra il 2000 e il 2005 è cresciuta del 23,6% contro un aumento del 12,7% del costo del lavoro nel settore privato. La retribuzione lorda dei dipendenti degli enti locali è cresciuta più di quella dell’amministrazione centrale. I due terzi di questi aumenti (il 62,7%) sono stati destinati a personale e acquisto di servizi per amministrazione e gestione; insomma sono stati destinati ad accrescere la macchina burocratica.

Un bilancio a tutto tondo, quello di Confartigianato, sui mali dell’Italia (molti dei quali ampiamente noti da tempo) e i relativi costi, che ha il pregio di provare a fare i conti e buttare giù delle stime. Il documento sarà presentato sabato, in occasione della manifestazione di protesta contro la Finanziaria.


Per quanto riguarda le casse dello Stato, accusa l’associazione, tra il 1997 e il 2004 due piani di salvataggio per Alitalia sono costati oltre 3 miliardi di euro (tre volte il valore attuale della compagnia) e 17,3 miliardi sono andati alle Ferrovie dello Stato. Il 25% dell’acqua della rete idrica, rincara Confartigianato, viene dispersa, comportando mancati introiti per le aziende per 1,3 miliardi. Un altro esempio: il 30,5% - cioè quasi un terzo - dei ricavi dei ticket sanitari viene speso per gestire le esenzioni e i costi di riscossione.

La mancata liberalizzazione del settore dell’energia si traduce in un costo per le aziende italiane del 46% più alto delle concorrenti europee; le spese che le imprese affrontano gestire le pratiche burocratiche ammontano a 11.600 euro, il 29,6% del costo del lavoro. Il tempo necessario ad ottenere il permesso di ampliare un immobile è di 284 giorni, contro i 184 della media europea, ritardo che comporta un costo in termini di mancato fatturato che l’organizzazione ha stimato intorno a 5,2 miliardi di euro l’anno.

Ma i conti non vanno bene neanche sul piano internazionale: secondo l’Istat la bilancia commerciale dell’Italia rispetto ai paesi extra-Ue nel mese di ottobre presenta un deficit più che quintuplicato: oltre un miliardo (1067 milioni) di euro, a fronte del dato dello stesso mese del 2005, che si era attestato su 183 milioni.

Su base annuale le esportazioni sono cresciute dell’11,7%, mentre le importazioni sono aumentate quasi il doppio: il 19,2%. Un trend negativo confermato anche dal rapporto tra ottobre e settembre: una riduzione del 3,5% delle esportazioni a fronte di un incremento dello 0,1% delle importazioni.

Considerando i primi dieci mesi del 2006 la bilancia è passiva per 18,95 miliardi, contro un risultato negativo solo per 7,9 miliardi nello stesso periodo del 2005.

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