
L’interesse sul debito pubblico vale 1.150 euro per ogni cittadino italiano, il doppio rispetto alla media europea. È la denuncia lanciata da Confartigianato nel rapporto “Dinamica e qualità della spesa pubblica”. La spesa per il lavoro nell’amministrazione pubblica, dice l’organizzazione degli artigiani, tra il 2000 e il 2005 è cresciuta del 23,6% contro un aumento del 12,7% del costo del lavoro nel settore privato. La retribuzione lorda dei dipendenti degli enti locali è cresciuta più di quella dell’amministrazione centrale. I due terzi di questi aumenti (il 62,7%) sono stati destinati a personale e acquisto di servizi per amministrazione e gestione; insomma sono stati destinati ad accrescere la macchina burocratica.
Un bilancio a tutto tondo, quello di Confartigianato, sui mali dell’Italia (molti dei quali ampiamente noti da tempo) e i relativi costi, che ha il pregio di provare a fare i conti e buttare giù delle stime. Il documento sarà presentato sabato, in occasione della manifestazione di protesta contro la Finanziaria.
La mancata liberalizzazione del settore dell’energia si traduce in un costo per le aziende italiane del 46% più alto delle concorrenti europee; le spese che le imprese affrontano gestire le pratiche burocratiche ammontano a 11.600 euro, il 29,6% del costo del lavoro. Il tempo necessario ad ottenere il permesso di ampliare un immobile è di 284 giorni, contro i 184 della media europea, ritardo che comporta un costo in termini di mancato fatturato che l’organizzazione ha stimato intorno a 5,2 miliardi di euro l’anno.
Ma i conti non vanno bene neanche sul piano internazionale: secondo l’Istat la bilancia commerciale dell’Italia rispetto ai paesi extra-Ue nel mese di ottobre presenta un deficit più che quintuplicato: oltre un miliardo (1067 milioni) di euro, a fronte del dato dello stesso mese del 2005, che si era attestato su 183 milioni.
Su base annuale le esportazioni sono cresciute dell’11,7%, mentre le importazioni sono aumentate quasi il doppio: il 19,2%. Un trend negativo confermato anche dal rapporto tra ottobre e settembre: una riduzione del 3,5% delle esportazioni a fronte di un incremento dello 0,1% delle importazioni.
Considerando i primi dieci mesi del 2006 la bilancia è passiva per 18,95 miliardi, contro un risultato negativo solo per 7,9 miliardi nello stesso periodo del 2005.