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Un Cobra in borsa

Pubblicato: 28 nov 2006 da Ferry Boat

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È una matricola della sicurezza la prossima Star di piazza Affari. Cobra infatti, giunta già al secondo giorno della sua Opvs, si occupa di sistemi tecnologici per la sicurezza degli autoveicoli principalmente. Si tratta insomma di una di quelle società - è leader mondiale nel suo settore - che costruiscono quei marchingegni con cui potete localizzare la vostra auto - o camion o quel che sia - in qualunque parte del mondo in caso di furto o anche per il semplice fatto che l’avete lasciata in una traversa più in là di quel che ricordate uscendo dalla pizzeria.

L’offerta sembra interessante e la forchetta di prezzo per i collocamento è stata fissata fra 5,5 e 6,9 euro per azione, con una valutazione complessiva del gruppo oscillante fra 115,5 e i 144,9 milioni di euro. Il flottante post ipo è del 32,3% (6,775 milioni di titoli) al netto della green shoe che, se esercitata integralmente, porterebbe invece la fetta della società per il mercato a quota 36,3% (con altre 843.190 azioni sulla piazza). Il lotto minimo è di 750 azioni, quello minimo maggiorato 3.750.

La quotazione ha un effetto diluitivo sulle quote dei principali azionisti che sono Cobra Tecnologies (dopo la green shoe passa dal 51,2% attuale al 442,2%), Terra Nova Capital (dal 10,3% allo 0%) e Cad5 Invest dal 17,5% al 10,8%). Il conto economico del gruppo mostra una gestione con buoni risultati: il fatturato al 30 settembre 2006 aveva raggiunto i 68,15 milioni di euro (con una crescita di dieci milioni di euro sul settembre 2005), l’utile netto si è invece raddoppiato a oltre 2,28 milioni di euro nel giro di una anno. Anche il risultato operativo (da 4,28 a 6,06 milioni di euro) e il margine operativo lordo (da 6,3 a 8,8 milioni) hanno dato soddisfazioni.

La situazione patrimoniale sembra è un po’ traballante con un indebitamento finanziario da 13.169 a fronte di un patrimonio netto da 13,150 milioni, quindi con un rapporto debt/equity superiore a uno. Per quanto riguarda il debito evidenziamo poi che San Paolo Imi global coordinator e sponsor dell’offerta è anche in conflitto d’interessi per i crediti vantati nei confronti di Cobra pari a 4,827 milioni (disponibili a fronte di un utilizzo da 3,927 milioni): una fetta consistente insomma del debito della società collocata ossia circa il 26% del totali dei debiti del gruppo guidato da Carmine Carella. L’amministratore delegato di Cobra ha anche dichiarato che i tre quarti del ricavato dell’ipo andranno in investimenti per la conquista del controllo di qualche operatore della localizzazione: insomma vuol comprare qualche società dello stesso settore dopo aver fatto cassa in borsa, una politica aggressiva che non può che incoraggiare. D’altro canto l’ipo è costata cara: ben 250-300 mila euro per via della consulenza dell’advisor finanziario Terra Nova Capital, il socio che scompare dopo la quotazione e che vede nel suo consiglio d’amministrazione lo stesso Aldo Monforte che siede anche nel consiglio d’amministrazione di Cobra.

Insomma si tratta veramente di una quotazione fra amici. Visti i buoni dati economici della società, forse si poteva evitare qualcuno di questi conflitti d’interesse reali e potenziali.

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