
Giornata convulsa, quella di ieri, per chi osserva Generali: il titolo, che oggi soffre di qualche presa di beneficio e lascia sul campo qualche decimo di punto percentuale, aveva infatti chiuso con un rialzo pressoché inedito del 3,5% le contrattazioni a piazza Affari. Cosa abbia fatto correre tanto il leone di Trieste ancora non è molto chiaro, anche se ieri circolava la voce di una possibile opa. La compagnia guidata da Antoine Bernheim ha risposto affermando di non avere “conoscenza di possibili iniziative di acquisto o di bid in preparazione da parte di soggetti terzi sul capitale sociale della compagnia”.
Insomma a Trieste non ne sanno nulla. Ieri circolavano i nomi dell’olandese Aegon, che capitalizza in borsa 22,6 miliardi di euro contro il doppio quasi di Generali alla borsa di Milano, e dell’americana Aig che invece capitalizza circa 142 miliardi di euro.
Ma oggi sembra improbabile un take over sulla più grande compagnia assicurativa italiana. In effetti il ragionamento fatto da Marcello Zacché sul Giornale ci sembra il più lucido.
Più probabile forse un riassetto degli equilibri di potere nel gruppo fra i grandi e piccoli azionisti. Ad oggi Mediobanca ha il 13,6%%, Unicredito il 3,7%, Capitalia il 3%, Ligresti il 2,4%, Mps 1,4%, Intesa l’1,9%, Zaleski 2,27% e Bankitalia (4,7%): il totale fa il 33% tondo. L’idea che regge l’accordo è che qualcuno possa decidere di vendere agli altri senza intaccare la solidità del gruppo. Scontri silenziosi sembra che si consumino all’interno del management e anche le parole di Mel Carvill potrebbero inserirsi in questo contesto.
Ieri il direttore finanziario ha annunciato presto un buy back. Le risorse per procedere all’operazione arriverebbero da un’emissione obbligazionaria da 2 miliardi di euro che l’istituto di preparerebbe a mettere sul mercato. La compagnia si è subito buttata a precisare che la data è ancora da precisare, ma la prospettiva di un riacquisto di azioni proprie da parte della compagnia assicurativa non poteva che riscaldare il titolo.
L’annuncio è stato perciò subito smentito. Ora resta da stabilire se si sia trattato di un problema di comunicazione o di un’operazione deliberata. Un buy back può servire a blindare la società dagli attacchi esterni e, anche se sembra improbabile che qualcuno abbia tanto da mettere su un piatto tanto rischioso, anche l’idea del take over rimane difficile da escludere.
Generali, Nuova Tirrena verso nuovi lidi? »
05 dic 2006 - 12:06 - #1[…] Non solo, ma per vendere Nuova Tirrena sarà necessario anche fare attenzione a evitare gruppi collegati ad amici come Fonsai e Mediobanca. L’intreccio azionario e le politiche gestionali che portano Generali e il gruppo dei Ligresti ad avere un 15% di costo in più sulle polizze rispetto alla media di settore (anche Toro ormai “costa” il 10% in più rispetto alla media secondo le rilevazioni dell’Isvap) non sono piaciute all’autorità per la Concorrenza. Insomma Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità, un giro di vite l’ha dato ed in un momento per di più molto delicato per Generali. […]
Generali in trincea » finanzablog
07 dic 2006 - 12:31 - #2[…] Oggi intanto Generali corre come non mai e incassa a inizio di seduta più del 2,2% fra volumi vorticosi. Sul mercato c’è il 67% del Leone e quindi niente è da escludere, anche se un take over sembra davvero costoso e soprattutto sgradito alla politica. Resta comunque difficile dire se Aig, l’americana da 142 miliardi di euro che secondo alcuni era interessata al gigante triestino, non stia per lanciare un attacco. D’altro canto di misteri nella Cassaforte d’Italia se ne custodiscono tanti, basta leggere Morya Longo che oggi s’interroga su un misterioso passaggio del 2,1% di capitale avvenuto in una sola operazione lo scorso giugno e del quale la Consob non sa nulla. […]