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Rcs, Bpi vende. Rotelli è al 5,065%

Pubblicato: 01 dic 2006 da Yattaman

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È ufficiale: Rotelli ha sottoscritto opzioni put e call su 25,3 milioni di azioni ordinarie di Rcs con la Bpi. La scelta dello strumento delle opzioni, spiega Giuseppe Rotelli, viene incontro alle esigenze di entrambe le parti, “mie e della banca”. Si tratta di poco più del 3,45% del capitale della società editoriale: con la nuova quota l’imprenditore lombardo delle cliniche raggiunge quota 5,065%.

Le opzioni scadono a febbraio 2009, un mese prima del rinnovo del patto di sindacato in cui l’ingresso eventuale del socio appena cresciuto “sarà valutato a tempo debito”.

Giuseppe Rotelli si definisce “un intellettuale che fa l’imprenditore”, con una “discreta collezione di quadri del 600-700 lombardo veneto”. Possiede diciassette cliniche - cinque delle quali acquisite dal gruppo Ligresti - fra cui il Policlinico San Donato di Milano, capofila del gruppo San Donato, per un giro d’affari complessivo dell’ordine di mezzo miliardo di euro. Non è nuovo a esperienze editoriali. Oltre all’esperienza de La Voce di Indro Montanelli, possiede partecipazioni nelle tv Telelombardia e Antenna 3, oggi unificate. Una delle sue ambizioni è quella di un giornale tutto suo da far girare negli ospedali.


Rotelli nell’ambiente pare si trovi a suo agio: “ventennali” i rapporti con Mediobanca, “conoscevo bene Vincenzo Maranghi [ex amministratore delegato del gruppo di piazzetta Cuccia, ndr.]. Ci incontravamo periodicamente per discutere dei temi più vari e ovviamente anche di quelli finanziari”. “È stato Maranghi - aggiunge - a intermediare l’acquisto delle cliniche da Antonio Ligresti” nel 2000 con un finanziamento da oltre 500 miliardi di lire.
Giuseppe Rotelli vanta dei legami solidi anche con Bazoli (presidente di Banca Intesa): “risalgono a molti anni fa” aggiungendo di avere all’attivo anche qualche partecipazione “non significativa” in Mediobanca e Generali.

In politica ha diverse sponde: socialista qualche anno fa, oggi è vicino al presidente della Lombardia Roberto Formigoni e a Girolamo Sirchia (per il quale è stato consulente quando quest’ultimo ricopriva la carica di ministro della sanità nel governo Berlusconi), ma con buoni rapporti con Giuliano Amato e Giorgio Ruffolo (esponente storico del Psi oggi nei Ds e tra i promotori del partito democratico).

L’ingresso di Giuseppe Rotelli dalla porta principale in Rcs è destinato a spostare qualche equilibrio. Solo dieci giorni fa, il 23 novembre, la finanziaria della famiglia Toti, Si.To Financiere, ha aumentato la sua partecipazione in Rcs dal 5,001% al 5,14%, appena al di sopra del limite (5,05%) previsto per accedere al patto, superando di poco altri, come i Benetton (che hanno il 5,001%). Si tratta di movimenti esterni all’accordo di sindacato che lasciano intendere qualche riallineamento.

Nonostante le dichiarazioni di Montezemolo a proposito di Rcs circa “un gruppo di azionisti forte e coeso”, con un “management che sta lavorando bene per lo sviluppo”, i movimenti dei 15 pattisti sugli eventuali nuovi ingressi poggiano su fragili equilibri: i Benetton sono “in quota” Tronchetti Provera, mentre i Toti sono nel patto di Capitalia (da cui è uscita recentemente Pirelli).

Rimane da capire cosa farà Bpi con quel 2,46% circa di azioni che le rimarrà in portafoglio. Non è escluso che semplicemente se lo tenga.

Intanto è uscito “Il baco del Corriere”, un testo di Massimo Mucchetti (vicedirettore del Corriere della Sera) sul tema del rapporto tra i giornalisti e la proprietà. Segnaliamo questa intervista su La Voce, in cui tra l’altro dice: “Le banche hanno un ruolo centrale nell’economia italiana. Sono le banche a procurare la maggior parte dei capitali con i quali gira l’economia. Negli Stati Uniti non è così. Là è la Borsa a concorrere in modo decisivo al finanziamento dell’impresa. Ma l’Italia è l’Italia. […] Stiamo a disquisire sulle muraglie cinesi che dovrebbero separare gli uffici studi dalle sale operative delle banche per timore dei conflitti d’interesse e poi lasciamo che le banche, principali venditori di titoli in nome proprio o per conto terzi, possano avere in mano addirittura i giornali? Ci occupiamo della pagliuzza e non vediamo la trave?”

Forse ha un po’ ragione.

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • gibi77

    03 dic 2006 - 05:56 - #1
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    Direi che ha proprio regione.

  • lui

    04 dic 2006 - 15:32 - #2
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    il corriere fa sempre più schifo, si salvano solo gli editorialisti. quando alle giornaliste (rodotà) che prendono 4 mila euro al mese per fare inchieste del tipo: la doccia è di sinistra e il bagno di destra, che dire??