
È ufficiale: Rotelli ha sottoscritto opzioni put e call su 25,3 milioni di azioni ordinarie di Rcs con la Bpi. La scelta dello strumento delle opzioni, spiega Giuseppe Rotelli, viene incontro alle esigenze di entrambe le parti, “mie e della banca”. Si tratta di poco più del 3,45% del capitale della società editoriale: con la nuova quota l’imprenditore lombardo delle cliniche raggiunge quota 5,065%.
Le opzioni scadono a febbraio 2009, un mese prima del rinnovo del patto di sindacato in cui l’ingresso eventuale del socio appena cresciuto “sarà valutato a tempo debito”.
Giuseppe Rotelli si definisce “un intellettuale che fa l’imprenditore”, con una “discreta collezione di quadri del 600-700 lombardo veneto”. Possiede diciassette cliniche - cinque delle quali acquisite dal gruppo Ligresti - fra cui il Policlinico San Donato di Milano, capofila del gruppo San Donato, per un giro d’affari complessivo dell’ordine di mezzo miliardo di euro. Non è nuovo a esperienze editoriali. Oltre all’esperienza de La Voce di Indro Montanelli, possiede partecipazioni nelle tv Telelombardia e Antenna 3, oggi unificate. Una delle sue ambizioni è quella di un giornale tutto suo da far girare negli ospedali.
In politica ha diverse sponde: socialista qualche anno fa, oggi è vicino al presidente della Lombardia Roberto Formigoni e a Girolamo Sirchia (per il quale è stato consulente quando quest’ultimo ricopriva la carica di ministro della sanità nel governo Berlusconi), ma con buoni rapporti con Giuliano Amato e Giorgio Ruffolo (esponente storico del Psi oggi nei Ds e tra i promotori del partito democratico).
L’ingresso di Giuseppe Rotelli dalla porta principale in Rcs è destinato a spostare qualche equilibrio. Solo dieci giorni fa, il 23 novembre, la finanziaria della famiglia Toti, Si.To Financiere, ha aumentato la sua partecipazione in Rcs dal 5,001% al 5,14%, appena al di sopra del limite (5,05%) previsto per accedere al patto, superando di poco altri, come i Benetton (che hanno il 5,001%). Si tratta di movimenti esterni all’accordo di sindacato che lasciano intendere qualche riallineamento.
Nonostante le dichiarazioni di Montezemolo a proposito di Rcs circa “un gruppo di azionisti forte e coeso”, con un “management che sta lavorando bene per lo sviluppo”, i movimenti dei 15 pattisti sugli eventuali nuovi ingressi poggiano su fragili equilibri: i Benetton sono “in quota” Tronchetti Provera, mentre i Toti sono nel patto di Capitalia (da cui è uscita recentemente Pirelli).
Rimane da capire cosa farà Bpi con quel 2,46% circa di azioni che le rimarrà in portafoglio. Non è escluso che semplicemente se lo tenga.
Intanto è uscito “Il baco del Corriere”, un testo di Massimo Mucchetti (vicedirettore del Corriere della Sera) sul tema del rapporto tra i giornalisti e la proprietà. Segnaliamo questa intervista su La Voce, in cui tra l’altro dice: “Le banche hanno un ruolo centrale nell’economia italiana. Sono le banche a procurare la maggior parte dei capitali con i quali gira l’economia. Negli Stati Uniti non è così. Là è la Borsa a concorrere in modo decisivo al finanziamento dell’impresa. Ma l’Italia è l’Italia. […] Stiamo a disquisire sulle muraglie cinesi che dovrebbero separare gli uffici studi dalle sale operative delle banche per timore dei conflitti d’interesse e poi lasciamo che le banche, principali venditori di titoli in nome proprio o per conto terzi, possano avere in mano addirittura i giornali? Ci occupiamo della pagliuzza e non vediamo la trave?”
Forse ha un po’ ragione.
gibi77
03 dic 2006 - 05:56 - #1Direi che ha proprio regione.
lui
04 dic 2006 - 15:32 - #2il corriere fa sempre più schifo, si salvano solo gli editorialisti. quando alle giornaliste (rodotà) che prendono 4 mila euro al mese per fare inchieste del tipo: la doccia è di sinistra e il bagno di destra, che dire??