
Vola in borsa di nuovo Alitalia nella seconda giornata di contrattazione dopo l’annuncio di una nuova fase di privatizzazione. A breve potrebbe essere messa sul mercato una fetta del 25% della compagnia di bandiera attualmente nel portafoglio del ministero dell’Economia. In effetti, dopo l’annuncio del sindaco di Roma Walter Veltroni che parlava di un certo interesse da parte di importanti imprenditori italiani, già da venerdì è scoppiato il totopretendente che ha buttato nel pentolone delle ipotesi tre grossi nomi della finanza nostrana. Si è parlato innanzitutto della AirOne di Carlo Toto, che però dovrebbe ricorrere al debito per finanziare un’operazione di questo livello.
Sull’ipotesi AirOne si è espresso in una bella intervista a La Stampa il presidente della commissione Antitrust Antonio Catricalà. Un’eventuale fusione fra AirOne e Alitalia necessiterebbe di un decreto ad hoc del Governo per aggirare i tetti massimi di mercato imposti dalla legge attuale. Sarebbe un provvedimento inedito ma giustificabile, date le grandi quote che i competitor globali hanno nei rispettivi mercati nazionali. Bisognerebbe in ogni caso tenere alta la guardia perché, se in Francia e altrove certe grosse fette del mercato sono state conquistate con la qualità dei servizi offerti, in Italia si rischia di promuovere una fusione politica piuttosto che la competitività del sistema. Bisognerà in ogni caso rifare i conti in tasca anche al sistema aeroportuale che con i suoi eccessivi costi rischia di penalizzare anche i bilanci di Alitalia.
Fra i possibili prentedenti ci sono anche Roberto Colaninno, Diego Della Valle, Unicredit e Capitalia che potrebbero finanziare un prestito ponte per aiutare un partner industriale a mettere piede in Alitalia. Il nome più chiaccherato rimane però quello dell’Ingegnere, di Carlo De Benedetti. Qualunque sia il prescelto, si tratta comunque di un’operazione in grado di portare nella compagine azionaria di Alitalia un amico di Prodi dalle spalle larghe.
Così, mentre da tutte le latitudini politiche e dai sindacati si plaude a questa svolta decisionistica del Governo, non mancano i richiami all’attenzione per il piano industriale che un prossimo partner potrebbe presentare per la compagnia.
Il Governo ha messo le mani avanti: la vendita di questo pacchettone (valore attuale fra i 300 e i 400 milioni di euro) di Alitalia non sarà solo una questione di prezzo, ma saranno valutati soprattutto i piani per la compagnia e le alleanze internazionali proposte.De Benedetti rappresenta l’evenienza più probabile, dal momento che ha appena incassato dalla De Agostini i soldi del pacchetto di controllo di Cdb Web Tech e può fare affidamento su una consistente liquidità presente in Management & Capitali. Si parla di circa 135 milioni di euro finiti nelle casse della Romed International (holding finanziaria lussemburghese dell’Ingegnere), a cui va aggiunta una dotazione da 600 milioni di euro nelle casse di M&C. In totale, insomma, De Benedetti potrebbe entrare nella partita per il salvataggio di Alitalia con munizioni proprie per oltre 730 milioni: più che sufficienti per gli asset che saranno messi in vendita con una “trattativa pubblica diretta e trasparente”.
Anche dall’estero intanto ci guardano. Air France e la sua guida Cyril Spinetta rimangono alla finestra dopo che le condizioni vessatorie proposte a Giancarlo Cimoli – si parlava di una riduzione del 12% della flotta e di una marginalizzazione notevole della compagnia - hanno ricevuto il secco no di tutti: da Prodi, ai sindacati, all’opposizione. Lufthansa invece ha ribadito di non essere affatto interessata alla compagnia italiana. Attualmente Alitalia è vincolata ad Air France dall’adesione a Sky Team. Abbandonare l’alleanza costerebbe una penale di almeno 180 milioni di euro. In Parlamento e nel Governo c’è anche chi preme per un partnership di più ampie vedute e vede con favore alleanze asiatiche e partner del Far East in grado di rilanciare il ruolo internazionale di Alitalia. Lo scenario rimane fluido, ma entro il prossimo gennaio 2007 potrebbero già trovare definizione le prime scelte strategiche del Governo su uno dei dossier più scottanti della finanza italiana.
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