
Tutti pazzi per Generali. In questi giorni i pettegolezzi sul Leone di Trieste e soprattutto gli acquisti importanti si sono moltiplicati e rendono lampante che qualcosa di grosso e indefinito intorno a big Bernheim si muove. Così mentre Cesare Geronzi, presidente di Capitalia e vicepresidente di Mediobanca, ribadisce che il suo Antoine Bernheim “sta bene dove sta”. Attualmente quindi il presidente di Generali rimane al vertice della compagnia, oltretutto di certo il francese non è sgradito all’asse Intesa-San Paolo che lo ha da poco nominato alla vicepresidenza. Insomma lo scontro fra Mediobanca-Capitalia-Unicredit da un lato e Intesa-San Paolo dall’altro lo fortifica anziché indebolirlo.
Il bello è che qualcuno da questa guerra di posizione per il gigante delle assicurazioni a cui tutte le banche si vorrebbero appaiarsi trae la conclusione che Unicredit e Capitalia si avvicineranno sempre di più, magari fino a fondersi in vista di un’ulteriore matrimonio con Generali. Un’ipotesi niente affatto peregrina e neanche nuova, che però nel fermento dell’era Draghi rimane sempre interessante.
Intanto la corsa alle azioni del Leone appare inarrestabile.
Qualche aggiornamento? L’ultimo a dichiararsi è stato Giampiero Pesenti, presidente di Italcementi che ha dichiarato di aver ricevuto in dote dallo scioglimento di Consortium (la ex cassaforte di titoli Mediobanca e Generali disciolta e ora in via di ricostituzione) un pacchetto di Generali e di non essere intenzionato a venderlo per il momento. Di opinione opposta è Giuseppe Mussari presidente di Monte dei Paschi di Siena che ha l’1,7% del capitale del Leone e un posto insieme a Unicredit e Capitalia nel patto di sindacato appena rinnovato di altri sei mesi fino al settembre 2007. Mussari ha infatti affermato che per Mps la quota in Generali non è più strategica. Curioso e dubbio l’ultimo intervento di De Agostini che alla chetichella ha spazolato circa il 2% del capitale di Generali, ma ha promesso che si tratta solo di un investimento finanziario e non di un tentativo di ingresso nel salotto buono. Romain Zaleski, intanto, sta fedelmente al suo posto col 2,27% del capitale. Di certo, visto l’andamento del grafico (i prezzi sono ai massimi storici e il titolo guadagna anche oggi), anche un semplice investimento finanziario da qualche milione non sembra una cattiva idea; è innegabile, però, che lo scontro fra i giganti finanziari intorno al leone è lontano dalla conclusione.