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Eni, sequestrati tre italiani in Nigeria

Pubblicato: 07 dic 2006 da Yattaman

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Due cattive notizie oggi per Eni, che all’ora di pranzo Eni perde lo 0,44% (contro un +0,3% dell’S&P/Mib) attestandosi a 24,75 euro. La prima è che Mosca ha sospeso 12 licenze per l’uso delle risorse idriche rilasciate a Starstroi, una società controllata al 50% da Saipem e principale protagonista della costruzione dell’oleodotto nell’ambito di Sakhalin 2, un progetto dal valore complessivo di 16,6 miliardi di euro.

La seconda riguarda la Nigeria, dove Eni ha di nuovo grossi problemi. Stamattina un numeroso gruppo di uomini a bordo di sette imbarcazioni ha preso d’assalto una installazione petrolifera dell’Agip. È l’ennesimo attacco da parte dei ribelli nigeriani contro gli impianti petroliferi delle grandi compagnie internazionali presenti sul delta del fiume Niger.


Nell’operazione è stato ucciso un uomo - pare si tratti di un passante e non di un tecnico Agip - e sono stati sequestrati tre italiani. L’unità di crisi della Farnesina è già stata allertata ed è in contatto con la società. “Gli assalitori avevano i volti coperti - ha affermato il commissario della Polizia dello Stato di Bayelsa, Hafiz Ringim - hanno bruciato alcuni veicoli e hanno ucciso una persona”.

Attacchi di questo genere si stanno succedendo con crescente rapidità. Due settimane fa, il 22 novembre, sono stati sequestrati sette tecnici a bordo della nave Fpso Mystras, controllata dalle società Sbm e Saipem, ancorata presso il giacimento di Okono, al largo di Port Harcourt. Nel blitz militare che liberò gli ostaggi rimase ucciso un dipendente britannico dell’Eni e furono feriti un italiano, un militare nigeriano e due rapitori.

Secondo l’Eni l’impianto preso d’assalto continua la sua normale attività, come già accaduto nel caso dei precedenti episodi. Non è di questo avviso la Bbc, secondo la quale “l’ottavo maggiore esportare di greggio al mondo da febbraio ha perso più di 500mila barili al giorno; da quando i militanti, chiedendo un maggiore controllo locale della ricchezza generata dal petrolio, hanno iniziato una serie di raid sull’industria”.

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