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Bruxelles, le banche popolari? Ci pensi Roma

Pubblicato: 12 dic 2006 da Ferry Boat

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Bruxelles sulle banche popolari italiane alla fine ha lasciato perdere. Oggi la Commissione europea archivierà l’indagine che aveva aperto sul caso. Lo ha ufficializzato il portavoce di Charlie Mc Creevy (commissario al Mercato Ue) specificando che “in effetti una procedura formale di infrazione non era mai stata aperta, oggi l’Esecutivo europeo ha deciso di non aprire alcuna procedura formale perché le norme sulle banche popolari italiane sono compatibili con le leggi comunitarie”.

Secondo quanto dichiarato dalla Commissione “non vi è stata mai neanche una lettera di messa in mora”, quindi va da sé che l’Italia da questo punto di vista è in regola. Si chiude così un iter cominciato nell’ottobre del 2003, quando Fritzs Bolkestein (l’allora commissario europeo al Mercato) decise di aprire un dossier sul caso delle popolari italiane con l’accusa di violare con il loro statuto le leggi del libero mercato europeo. Nel mirino finirono le principali caratteristiche delle banche popolari: il limite al possesso dello 0,5% del capitale, il voto capitario che dà a ogni azionista lo stesso diritto a un voto in assemblea indipendentemente dal numero di azioni possedute, la clausola di gradimento e infine il limite alle deleghe per la partecipazione all’assemblea. Tutte caratteristiche del credito popolare che secondo Bolkestein cozzavano con il libero mercato del Vecchio Continente, anche se le banche popolari non sono un’esclusiva italiana.

Adesso il caso è stato archiviato a Bruxelles e la posizione dell’Italia approvata; ma la sensazione è che il problema sia stato semplicemente respinto nella sfera delle scelte nazionali. La spinosa questione delle banche popolari sarà infatti oggetto di approfonditi interventi (e modifiche) dell’Esecutivo a Roma. Lo annunciava poco tempo fa il viceministro dell’Economia Roberto Pinza promettendo a breve un gruppo di lavoro ad hoc. Si tratterà sicuramente di una brutta gatta da pelare, anche se il Governo sembra voler mantenere un atteggiamento conciliante. Il problema in fondo rimane quello della contendibilità delle banche popolari: strumenti come il voto capitario e il tetto alle partecipazioni le rendono di fatto non contendibili. Allo stesso tempo, invece, le popolari possono conquistare delle altre banche: una asimmetria che, nonostante “i cambiamenti nel settore” e la natura cooperativa delle banche popolari, gli uomini intorno a Pinza presto o tardi dovranno affrontare.

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