
Standard & Poor’s minaccia il declassamento del rating di Telecom se la società non procederà alla dismissione di qualche importante asset. Questo è l’unico modo, secondo Guy Deslondes, managing director della agenzia di rating, di ridurre il soffocante debito della compagnia, attualmente a 39,5 miliardi di euro (dato al 30 settembre migliorato di 2 miliardi su quello 30 giugno).
L’obiettivo di Telecom è quello di ridurlo a 33,5 miliardi entro il 2007 ma, dice Deslondes, “è totalmente impossibile che con il solo cash flow Telecom Italia possa raggiungere l’obbiettivo indicato dal management”.
“È la società di telecomunicazioni che ha il leverage più alto in Europa”, ha spieato Deslondes. In altre parole, la leva finanziaria, cioè la capacità di sfruttare il debito per aumentare gli utili, è in termini proporzionali la più sfruttata del Vecchio Continente. “Devono fare delle dismissioni” ha concluso lapidario Deslondes. Il downgrade arriverebbe nel caso Telecom Italia non riuscisse a portare il rapporto tra il debito e l’ebitda sotto il 300%.
Per S&P la Telecom Italia ha un rating BBB+, con outlook negativo. L’agenzia aveva eliminato la compagnia di telecomunicazioni dal Creditwatch all’inizio del mese, la lista che comprende le società in fase di ristrutturazione (e quindi verosimilmente con prossime variazioni del rating delle obbligazioni emesse), in cui era stata inserita l’11 settembre, in seguito alla notizia della riorganizzazione delle attività fisso e mobile.
Così è ripresa la corsa alla cessione di Tim Brasil. Una società valutata tra i sei e i sette miliardi di euro, a cui si è dimostrato interessato in più occasioni il miliardario messicano Carlos Slim, ma con offerte che non hanno convinto i vertici di Telecom Italia. La palla quindi torna al centro e si riprende a sfogliare la margherita dei nomi possibili, come la spagnola Telefonica, che però aveva ritirato la propria candidatura. Insomma passano i mesi e siamo sempre da capo.
Intanto l’ex monopolista rinuncia all’aumento del canone, “a seguito di un colloquio col presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò” e dopo l’esame delle “preoccupazioni dei consumatori”. Insomma “Telecom Italia soprassiede” sulla questione, per il momento.
Non è purtroppo l’unica gatta da pelare per la società guidata da Guido Rossi. Ieri i sindacati confederali e il consigliere delegato per l’handicap del comune di Roma hanno accusato Telecom Italia di aver sistemato tutti i dipendenti disabili - che per legge assumono le società sopra i quindici dipendenti - in un ufficio-ghetto, tutti insieme con una modalità fortemente discriminatoria.
Infine i nuovi sviluppi sulla vicenda delle intercettazioni segrete: secondo il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Gennari, Marco Mancini, ex dirigente del Sismi, vendeva a Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza della Telecom, informazioni di intelligence su Iran, Irak, Giordania, Libano e Algeria (pagate 40 mila sterlina ciascuna), nonché su armi chimiche, la mafia turca e quella italiana.
L’incertezza generata da Standard & Poor’s punisce intanto oggi a piazza Affari il titolo, che lascia sul terreno lo 0,37% attestandosi a quota 2,307 euro, contro un S&P/Mib sostanzialmente in parità.