
Accolto ieri il ricorso di Wind per la restituzione di 30 milioni di euro di tasse. È l’ultimo pezzo di un puzzle da 720 milioni di euro che lo Stato deve restituire alle compagnie di telecomunicazioni. Mezzo miliardo spetta a Telecom, 190 milioni a Vodafone e adesso altri 30 sono per Wind. La questione è legata ad una tassa istituita dal governo D’Alema nel 1999 e che la Finanziaria aveva imposto agli operatori telefonici.
Il motivo era semplice: con la riforma del 1998 il mercato delle telecomunicazioni era stato liberalizzato con il passaggio da un regime concessorio ad uno licenzatario. In sostanza il Governo nel nuovo sistema non cede più un proprio diritto ad un concessionario, ma si limita a regolamentare l’accesso alle risorse e al mercato attraverso il meccanismo delle licenze. Il che, al di là delle differenze di principio, significa che da uno gli operatori diventano molti e che lo Stato perde l’introito legato alla concessione.
Nel 2003 la Corte di giustizia europea ha stabilito che la tassa è in contrasto con la normativa comunitaria in materia (direttiva 97/13). Secondo la Corte il contributo eccezionale degli operatori è ammesso soltanto se serve a coprire i costi amministrativi per l’emissione delle licenze, se rappresenta un “indennizzo per i costi relativi alla gestione di risorse limitate”, oppure ancora quando si tratti di “contributi per la prestazione del servizio universale”. Da quell’anno perciò la tassa è stata abolita.
Dopo la sentenza della Corte europea, il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi prima di Vodafone (a giugno di quest’anno), poi di Telecom (a luglio) e ieri di Wind. Dal momento che la sentenza prevedeva il pagamento entro quattro mesi, i termini per le due big delle telecomunicazioni sono già scaduti. Si tratta quindi di una cifra che il ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa dovrà fare saltare fuori da qualche parte. Per Wind, che ha sulle spalle un debito da 6 miliardi (che probabilmente cresceranno a 8,2 dopo l’operazione di cessione da parte di Enel), 30 milioni sono bruscolini. Fatte le debite proporzioni, però, anche il mezzo miliardo di Telecom non sposterà un granché i conti, visto che il debito accumulato dalla società di Tronchetti Provera ammonta oggi a circa 39,5 miliardi. Ma si tratta comunque di cifre piuttosto importanti, che peseranno non poco sui conti pubblici.
In ogni caso, fanno sapere da Telecom, i tempi non dovrebbero essere troppo lunghi: i soldi “dovrebbero arrivare per Natale”. Un bel regalo, non c’è che dire.
Ermete
19 dic 2006 - 19:39 - #1Veramente un bel regalo! Speriamo che venga chiarita a cnhe la questione dei costi di ricarica.