
Quest’oggi Intesa e San Paolo aprono le contrattazioni con un sorriso nonostante il via libera alla fusione dell’Antitrust ieri sera abbia imposto condizioni severe per la nascita della più grande banca italiana. Il problema sta tutto in questo aggettivo: “italiano”. L’unico difetto che si può per ora contestare alla creatura di Giovanni Bazoli è infatti la sua posizione di leadership nel mercato nazionale in diversi settori e territori. Per questo motivo Antonio Catricalà, il garante per la Concorrenza, ha comunicato che per lui la fusione va benissimo, ma bisognerà dire addio ai francesi del Credit Agricole, che dovranno ridurre le loro quote nella Santa Intesa e dovranno anche distribuire prodotti diversi da quelli dei francesi nella loro rete, senza considerare lo scioglimento dei legami nell’asset management (Caam-Nextra) e l’imposto stop a ogni interferenza francese nel board dualistico della Santa Intesa.
In realtà quella dell’Antitrust sembra da questo punto di vista poco più di una ratifica di quanto già ben calcolato da Intesa San Paolo. Confermata quindi la nascita del nuovo branch italiano del Credit Agricole da 645 sportelli derivati da Cariparma, Friuladria e da altri 193 sportelli avanzati alla Santa Intesa. Quest’ultima dovrà mettere sul mercato altri 197 sportelli.
Anche il rapporto con Generali sarà intaccato dalle scelte dell’Authority: le polizze vita prodotte da Intesa Vita ma anche quelle di Generali non potranno essere distribuite attraverso gli sportelli bancari facenti capo al gruppo San Paolo e le polizze prodotte da Eurizon Vita non saranno distribuite attraverso gli sportelli ante-fusione di Banca Intesa. I 1133 sportelli del nuovo colosso bancario non saranno aperti a Generali, ma dovranno distribuire polizze di un altro soggetto. La Santa Intesa avrà Eurizon e Intesa Vita dalla sua parte e Generali dovrà essere un concorrente nonostante le sue partecipazioni nel nuovo gruppo. Insomma Catricalà chiede più concorrenza a un sistema bancassicurativo italiano sempre più consolidato e la strada ora per Generali come per San Paolo non sembra che essere quella di puntare sui mercati esteri dove non si rischia il monopolio.