
“Non c’è nessuna ragione per ridurre la pressione fiscale solo per una boccata d’ossigeno”, perchè è “un lusso che non possiamo permetterci nel club della moneta unica, tanto meno l’Italia”. È lapidario Jean-Philippe Cotis, capo economista Ocse, nella sua intervista al Sole 24 Ore.
Cala il deficit italiano? È una “bella notizia”, va nella “giusta direzione”, ma “non deve diventare un alibi per diluire gli effetti della manovra appena varata dal Governo Prodi”.
Insomma “bisogna evitare ogni scorciatoia sul fronte fiscale altrimenti si mette a rischio il rientro sotto il 3% del pil a fine 2007″.
D’altra parte, continua il rapporto, “alcuni paesi sono più flessibili di altri e questo conta visto che per alcuni la politica monetaria comune è troppo accomodante e per altri troppo rigida”.
Comunque l’inflazione nei paesi dell’euro dovrebbe fermarsi nell’anno appena cominciato all’1,9% (e all’1,8% nel 2008, contro il dato del 2006 del 2,2%) e contemporaneamente la crescita dovrebbe balzare al 2,2% (e al 2,3% nel 2008). In ogni caso la Bce fa sapere che è realistico attendersi un rialzo dei tassi nel primo trimestre. L’apprezzamento dell’euro infatti, le fa eco l’Ocse, per ora non rappresenta un problema, anche se “un sostanziale ulteriore apprezzamento metterebbe sotto pressione le esportazioni”.
Per quanto riguarda i prossimi mesi “la fiducia delle imprese e dei consumatori rimane sopra la media di lungo periodo, gli ordini sono forti e le attese sull’occupazione sono migliori di quanto non lo siano state per molti anni. Il tasso di crescita sarà vicino o leggermente superiore al potenziale, ma comunque inferiore rispetto all’impressionante performance del secondo trimestre”.
L’aumento dell’occupazione, secondo l’Ocse, dovrebbe spingere i consumi e trainare la crescita; ma soprattutto il rallentamento Usa non si sta rivelando grave come si temeva, non dovrebbe quindi verificarsi una riduzione dell’espansione economica globale.
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